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Cedolare Secca, la nuova Bozza Calderoli abbassa le Aliquote

Cedolare al 21 e 19%, niente fondo di 400 mln per gli affitti, aliquota Imu a 0,76%, imposta di scopo per finanziare opere pubbliche

Si abbassano le aliquote previste per la cedolare secca sugli affitti: per i contratti a canone concordato l’imposta sarà del 19% mentre per quelli a canone libero l’aliquota scende al 21%.

La novità è contenuta nel nuovo testo sul federalismo municipale che il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli ha presentato ieri alla Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale.

Compartecipazione dei Comuni alla cedolare

Nella precedente bozza (leggi qui) le aliquote per la cedolare secca erano fissate al 23% sui canoni liberi e al 20% su quelli concordati. Nel nuovo testo dello schema di decreto è inoltre previsto che la compartecipazione alla cedolare secca dei Comuni localizzati nelle Regioni a statuto ordinario è pari al 21,7% per il 2011 e al 21,6% per il 2012.

Niente quoziente familiare ma blocco degli affitti

Nella nuova bozza è stato anche cancellato il fondo da 400 milioni di euro come sostegno alle famiglie con figli che vivono in una casa in affitto (quoziente familiare). Al posto di questa misura viene introdotto il blocco dell’affitto se il proprietario dell’immobile sceglie di pagare le tasse adottando la cedolare secca. In pratica, il proprietario di immobili che opta per la cedolare secca rinuncia, per il periodo corrispondente alla durata dell’opzione, a chiedere aumenti del canone, compreso l’adeguamento all’indice Istat. La scelta per la cedolare secca non avrà comunque effetto nel caso in cui il locatore non comunichi all’inquilino la sua opzione mediante lettera raccomandata con la quale rinuncia a chiedere aumenti a qualsiasi titolo.

Aliquota IMU a 0,76%

Il provvedimento prevede inoltre l’avvio, a partire dal 2014, dell’Imu, l’imposta municipale che si applica sugli immobili diversi dalla prima casa e sostituisce la componente immobiliare dell’Irpef e delle relative addizionali e l’Ici. L’Imu non si applicherà agli immobili del Vaticano e a scuole, ospedali, alberghi e oratori legati alla Chiesa. La nuova bozza stabilisce che l’aliquota per tale imposta sarà dello 0,76%, che si riduce della metà qualora l’immobile sia affittato. L’aliquota dell’Imu potrà essere aumentata dal Governo.

Imposta di scopo per finanziare le opere pubbliche

La bozza di decreto introduce anche una nuova imposta di scopo – la cui applicazione può durare fino a 10 anni – finalizzata a finanziare le opere pubbliche. Le opere finanziabili con il gettito dell’imposta andranno individuate rivedendo la disciplina della Finanziaria 2007 entro il 31 ottobre.

Critiche da Confedilizia

Le nuove modifiche al testo del decreto sul federalismo municipale hanno sollevato le critiche di Confedilizia. “Bisogna salvare la cedolare da ipotesi frutto di fantasie incomprensibili”, ha dichiarato il presidente Corrado Sforza Fogliani.

Fonte: CasaClima.com

http://www.casaeclima.com/index.php?option=com_content&view=article&id=6431:cedolare-secca-la-nuova-bozza-calderoli-abbassa-le-aliquote&catid=1:latest-news&Itemid=50

 

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Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo – Legge 9 dicembre 1998, n. 431

Disciplina delle locazioni di immobili urbani – Legge 27 luglio 1978, n°392

 

 

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Vaticano Real Estate, l’Ici della discordia vale 2 miliardi di euro

Uno dei più controversi privilegi fiscali della Sante Sede è ora oggetto di un’inchiesta europea. In gioco ci sono circa due miliardi di euro che potrebbero giungere nelle casse dei Comuni

 

La commissione europea si prepara ad aprire un’inchiesta formale sulle esenzioni dall’Ici  concesse dall’Italia allo Stato del Vaticano. Secondo il governo di Bruxelles le esenzioni, favorendo fiscalmente un solo soggetto e i suoi beni immobiliari, sarebbero incompatibili con le norme europee sul libero mercato e la libera concorrenza.
Va detto che il braccio di ferro fiscale tra amministrazione finanziaria italiana ed enti religiosi va avanti da parecchi anni, prima di sbarcare sui tavoli della Corte di giustizia Europea e costringere la Commissione Ue ad aprire un’inchiesta.

La domanda che molti italiani si pongono e alla quale è chiamata a rispondere ora Bruxelles è la seguente:
è giusto che gli immobili di istituti ecclesiastici, di qualunque confessione, beneficino di un’esenzione fiscale per il semplice fatto che l’attività non commerciale – quelle di religione e di culto – prevale su quella commerciale (si pensi alla gestione di case di cura, strutture ospedaliere, alberghi, ostelli, case editrici…)?

“L’ente ecclesiastico – si legge su la Voce.info – è considerato, fiscalmente, sempre e comunque non commerciale, in quanto sottratto a quel giudizio di prevalenza dell’attività non commerciale su quella commerciale, contemplata invece per tutti gli altri soggetti. Non solo, allora, gli enti ecclesiastici possono esercitare attività d’impresa perseguendo finalità accessorie a quelle di religione e di culto, ma è anche possibile che tali attività risultino in concreto “prevalenti”, senza che ciò comporti una riqualificazione degli enti stessi e la perdita dell’agevolazione”.

E il patrimonio immobiliare della Chiesa è immenso. Il catasto comprenderebbe 100 mila fabbricati, anche se è impossibile determinarne con certezza il numero. Il cui valore si aggirerebbe attorno ai 9 miliardi di euro. Facendo l’esempio di Roma, si parla di 500 chiese550 tra conventi  e istituti250 scuole200 case generalizie65 case di cura50 missioni43 collegi30 monasteri25 case di riposoe ospizi e 18 ospedali.

Al momento, dopo che il governo Berlusconi ha esentato tutti gli immobili di proprietà di enti religiosi no profit, l’ici colpisce solo i locali utilizzati “esclusivamente” a scopo commerciale. Questo si traduce in una perdita per i Comuni di 2 miliardi di euro circa all’anno. Senza considerare i conseguenti vantaggi competitivi rispetto ai concorrenti laici.

Fonte: Virgilio.it

http://notizie.virgilio.it/cronaca/vaticano-chiesa-esente-ici.html

Caso Sepe, il Vaticano ammette: Propaganda Fide può aver sbagliato

Il Vaticano ammette che nell’«impegnativo» e «complesso» compito di gestire il patrimonio immobiliare della Congregazione di Propaganda Fide possono essere stati commessi «errori di valutazione». È quanto si legge in una lunga nota pubblicata ieri dalla Sala Stampa della Santa Sede.
L’intento del comunicato è quello di presentare la reale attività del dicastero che si occupa delle missioni, descrivendo i suoi scopi e il suo funzionamento, dopo settimane di articoli riguardanti l’inchiesta sulla «cricca» e il coinvolgimento del cardinale Crescenzio Sepe, indagato per corruzione. Il Vaticano interviene per tutelare «la buona fama» di Propaganda Fide, organismo che «ha il compito di dirigere e coordinare in tutto il mondo l’opera dell’evangelizzazione e la cooperazione missionaria», guidando e sostenendo «le giovani Chiese, situate in territori di recente o scarsa evangelizzazione». «Al fine di assolvere al proprio compito – continua la nota – la Congregazione dirige e mantiene in Roma una vasta serie di strutture a servizio della formazione, tra cui spiccano la Pontificia Università Urbaniana (circa 1.400 alunni nel corrente anno accademico) e diversi Collegi, nei quali studiano attualmente circa 150 seminaristi, 360 sacerdoti, 150 tra religiose e laici inviati dai cinque continenti».
Un’opera che «richiede una quantità non indifferente di risorse finanziarie». Propaganda Fide inoltre «elargisce ogni anno alle Chiese dei territori ad essa soggetti (1.080 circoscrizioni) un sussidio finanziario ordinario» e «invia annualmente sussidi per la formazione del clero locale», grazie ai quali molti seminaristi possono studiare a Roma. Vengono poi distribuiti «una quantità di aiuti per progetti in favore della costruzione di nuove chiese, istituzioni pastorali, opere di alfabetizzazione, strutture ospedaliere e sanitarie, in particolare a favore dell’infanzia, nonché educative, spesso in regioni che sono tra le più povere della terra». Queste iniziative sono «promosse e coordinate dalle Pontificie Opere Missionarie», in seno allo stesso dicastero, che ha «costi di gestione di gran lunga inferiori a qualsiasi organizzazione internazionale impegnata nel campo della cooperazione».
Propaganda Fide «ricava le sue risorse principalmente dalla colletta della Giornata missionaria mondiale» e «dai redditi del proprio patrimonio finanziario e immobiliare». Patrimonio che «si è formato nel corso dei decenni grazie a numerose donazioni di benefattori di ogni ceto, che hanno inteso lasciare parte dei loro beni a servizio della causa dell’evangelizzazione».
L’amministrazione e la valorizzazione di questo patrimonio immobiliare, riconosce il comunicato vaticano, «è naturalmente un compito impegnativo e complesso, che si deve avvalere della consulenza di persone esperte sotto diversi profili professionali e che, come tutte le operazioni finanziarie, può essere esposto anche ad errori di valutazione e alle fluttuazioni del mercato internazionale». Una frase altamente significativa, con la quale di fatto la Santa Sede ammette la possibilità che vi siano state valutazioni errate: un possibile riferimento al costo del palazzetto acquistato a un prezzo molto basso dal ministro Pietro Lunardi in via dei Prefetti. «A testimonianza dello sforzo per una corretta gestione amministrativa – si legge ancora nella nota – e della crescente generosità dei cattolici, tale patrimonio ha continuato a incrementarsi. Al tempo stesso, nel corso degli ultimi anni, si è progressivamente fatta strada la consapevolezza della necessità di migliorarne la redditività e, a tale fine, sono state istituite strutture e procedure tese a garantirne una gestione professionale e in linea con gli standard più avanzati». Dunque il Vaticano difende la decisione di «migliorarne la redditività» e dunque di adeguare i canoni al mercato.

Autore: Andrea Tornielli

Fonte: IlGiornale.it

http://www.ilgiornale.it/interni/caso_sepe_vaticano_ammette_propaganda_fide_puo_aver_sbagliato/29-06-2010/articolo-id=456912-page=1-comments=1

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