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“Casa Montecarlo, non c’è truffa” La Procura chiede l’archiviazione

Si chiude la vicenda dell’immobile ereditato da An e ceduto nel 2008 per 300mila euro. L’appartamento fu dato in affitto al cognato di Fini

ROMA
Né truffa, né frode, né inganno di sorta. La vendita dell’appartamento monegasco di Boulevard Princesse Charlotte alla società offshore Printemps, il caso politico-giudiziario dell’estate che ha messo Fini sulla graticola, per i magistrati della procura di Roma si è svolta in modo del tutto regolare e può essere definitivamente archiviata. Gianfranco Fini può tirare un sospiro di sollievo.

Nella vicenda di casa An, la procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per «l’insussistenza di azioni fraudolente» nella vendita dei sessanta metri quadrati nel principato di Monaco lasciati in eredità ad An. Passata ai raggi x la procedura di alienazione dell’appartamento, i magistrati non hanno trovato «nessun artifizio o raggiro». E nemmeno il prezzo di vendita, 300mila euro (per i nemici di Fini, che sospettano un «imbroglio» si tratta di un presso ridicolo) ha smosso i magistrati, secondo i quali «la doglianza sulla vendita a prezzo inferiore non compete al giudice penale ed è eventualmente azionabile nella competente sede civile».

Cala così il sipario sull’affaire della vendita dell’appartamento monegasco, scoperto dal Giornale e utilizzato per mettere in dubbio l’integrità morale del presidente della Camera. Nel mettere la parola fine al tormentone di Montecarlo, la procura di Roma svela che Fini è iscritto nel registro degli indagati insieme all’ex tesoriere di An Francesco Pontone: truffa aggravata il reato che avevano ipotizzato i titolari dell’inchiesta, Giovanni Ferrara e Pierfilippo Laviano, che indagavano sulla base di una denuncia di due esponenti della destra, convinti che l’appartamento fosse stato svenduto. È l’ultimo colpo di scena della vicenda, che arriva insieme alla notizia dell’archiviazione. Dopo settimane di polemiche e colpi di scena, dopo i dossier, le rilevazioni giunte dal Sudamerica, le stime sulla cifra di vendita, gli attacchi e i veleni, i finiani, anche se la consegna è quella del silenzio, possono finalmente gioire per l’onore recuperato del loro capo («Andiamo avanti!» esulta su facebook Benedetto Della Vedova). Ma anche a casa Fini, dopo i giorni bui in cui il presidente della Camera si ritrovò a dover prendere le distanze dal cognato Giancarlo Tulliani, l’affittuario dell’appartamento monegasco venduto da An per 300mila a una società offshore, la decisione della procura dovrebbe aver rasserenato gli animi.

Lo stato d’animo collettivo è sintetizzato da Francesco Pontone, l’anziano amministratore che vendette l’appartamento alla società Printemps: «Sono contento e soddisfatto, si dimostra che era un’azione sballata presa contro il presidente della Camera». Ma la stampa vicina a Berlusconi non si pente. «Non credo che possa essere archiviato tutto, anche dal punto di vista civilistico. Gli italiani hanno diritto di sapere», dice il direttore editoriale del giornale Vittorio feltri. Duro il suo collega Maurizio Belpietro, direttore di Libero, che parla di una «cupola che impedisce agli italiani di essere informati». Ai due pesi massimi dell’informazione di centrodestra offre la sua sponda il direttore del Tg1 Augusto Minzolini: «Le inchieste del Giornale e Libero sulla vicenda di casa An, sostiene, sono molto più pure rispetto a quelle di altri giornali perchè stimolano l’attività della magistratura. Quelle di Repubblica invece fungono solo da cinghia di trasmissione con le procure». Tra i nemici di Fini, il leader della Destra Francesco Storace, commenta gelido: «Evidentemente il processo breve , anzi brevissimo, vale solo per il presidente della Camera».

Fonte: LaStampa.it

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201010articoli/59856girata.asp

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«Nel 2008 il Sig. Giancarlo Tulliani mi disse che, in base alle sue relazioni e conoscenze del settore immobiliare a Montecarlo, una società era interessata ad acquistare l’appartamento, notoriamente abbandonato da anni». Così scrive Gianfranco Fini l’8 agosto al quarto degli otto punti della nota diffusa per spiegare la vicenda della casa di Montecarlo. Un mese di silenzio, a parte le accuse di lapidazione alla povera Ely lanciate dal pulpito di Mirabello, e poi il 7 settembre riapre bocca sull’argomento in casa di Mentana al tg de La7: «quelli che dicono che mi hanno visto a Montecarlo lo provino», «ho la coscienza a posto». «Al senatore Pontone (tesoriere di An che sarà sentito dai pm, ndr) dissi io vendi perché l’offerta era congrua. Sono state vendute tante proprietà immobiliari». «Crede che a Montecarlo sia difficile sapere di una casa in vendita? Non è certo una metropoli». «Giancarlo Tulliani non ha saputo da me».

«Mi disse che c’era chi era interessato a comprarla, tutto qua». Tutto qua? Più parla, più si contorce il presidente della Camera. Prima ci dice che praticamente il cognato aveva fatto da mediatore per la vendita dell’appartamento, poi che non è stato lui a dire a Giancarlo della casa della contessa. E già viene il mal di testa a ragionare sulla «inspiegabile coincidenza», come l’aveva definita con imbarazzo il povero Pontone. Il malessere aumenta quando Fini ci vuol far credere che nel paesello del Principato appena una casa viene messa in vendita lo sanno subito tutti. E per l’appunto quella dell’eredità Colleoni. Non serve essere un esperto del mercato immobiliare per sapere che uno dei business più floridi in casa Grimaldi è proprio quello del mattone. Montecarlo non sarà New York eppure le stime più recenti parlano di uno stock immobiliare residenziale di quasi 20.000 unità. Va detto che a Monaco non esiste una statistica pubblica delle transazioni immobiliari: se si vendono le azioni di una off-shore non rimane traccia. Sull’annuario delle imprese attive nel real estate risultano comunque registrate 494 società, in grandissima parte agenzie immobiliari. E se si clicca sul sito Internet della Camera Immobiliare di Monaco (www.chambre-immo.monte-carlo.mc) cercando un appartamento di tre stanze in vendita solo in questi giorni compaiono ben 298 risultati.

Il Principato di Monaco è del resto suddiviso in tre centri urbani: Monaco, la capitale; Montecarlo, famosa per la piazza del Casino e per le prestigiose vie commerciali; Fontvieille, che si estende dietro la rocca di Monaco e che ospita il porto per yacht, molti complessi turistici e lo stadio. Altro che paesello. Non solo. Selezionando casualmente una delle offerte, spunta un delizioso bilocale di 55 metri quadri, secondo piano, con piccolo terrazzo in Boulevard del Moulins, proprio a due passi dalla casetta di Tulliani. Il prezzo? 1.750.000 euro. E oggi il mercato è ingessato per colpa della crisi mentre nel 2008, quando la casetta della contessa è stata ceduta a Printemps, era ai massimi. Eppure da Mentana Fini ha tafazzianamente insistito sulla congruità del prezzo di vendita dell’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte. Quei 300mila euro che non bastano nemmeno per comprare un monolocale. Se è vero, come sostiene il presidente, che non è un problema mettere sul mercato un immobile a Montecarlo, chiunque venda dovrebbe chiedere almeno una perizia e più offerte. Quantomeno – nel caso di Fini – per evitare imbarazzi nel partito, visto che il bene era di proprietà di Alleanza Nazionale.

Ai fini penali (ma non a quelli politici) è indifferente che il presidente della Camera sia stato o meno nella casa di Montecarlo. Così come non è fuori dalla legge effettuare una compravendita con una società off-shore. Il discorso cambierebbe se il valore delle transazioni fosse avvenuto a prezzi palesemente diversi da quelli di mercato e con il raggiro dell’interposizione fittizia: in quel caso la Procura dovrebbe agire d’ufficio per truffa aggravata. Dal Principato, intanto, i pm romani aspettano ancora la documentazione richiesta tramite rogatoria internazionale. Tra gli atti relativi alla compravendita della casa e alla composizione delle due società caraibiche protagoniste dei passaggi di proprietà è atteso anche un documento che accerti il valore dell’appartamento prima dei lavori di ristrutturazione. Quella della casa di Montecarlo «è una vicenda che quando sarà chiara farà ridere», ha detto Gianfranco a Mentana l’altra sera. Ci prepariamo alle comiche.

Autore: Camilla Conti

Fonte: IlTempo.it

http://www.iltempo.it/politica/2010/09/09/1198258-quel_fini_montecarlo.shtml

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