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I cerchi nel grano dei franchising italiani di prima generazione

Riceviamo e pubblichiamo questo post di Simone Rossi da Bologna, buona lettura.

immobili e investimentiPremessa: ho vissuto, respirato, condiviso, sposato per 14 anni il Franchising Immobiliare, e sono grato perché questa esperienza mi ha offerto un metodo e mi ha dato la possibilità di escludere dal mio vocabolario la parola improvvisazione, anche se ciò non significa che non abbia commesso errori.

Dopo 14 anni ne sono uscito perché ho dovuto ammettere che il mio era rimasto un Franchising all’italiana di Prima Generazione, con limitazioni territoriali e con la conseguenza oggi anacronistica di non poter sempre aiutare un cliente fidelizzato per le sue necessità immobiliari, perché le esigenze dei clienti sono spesso al di la’ di quel ‘Cerchio’ contrattuale immaginario definito zona. Leggi il resto di questa voce

Il business delle relazioni

il business delle relazioniDa diverso tempo l’Italia langue in una palude (copyright Matteo Renzi) su cui continua a piovere, e il mercato immobiliare ne è esempio per eccellenza.

Per tirarsi fuori da questa situazione non serve agitarsi nè tantomeno disperarsi, ma occorre agire e fare presa sull’unico appiglio possibile, il mercato stesso, e pare che pian piano in molti lo stiano capendo.

Pian piano si sta prendendo coscienza che questa è la normalità.

Purtroppo molto tempo è stato speso per rendersi conto di cosa stava accadendo, altro è stato investito per accettare una realtà diversa da quella desiderata, e troppo viene sprecato per individuare le cause senza però affrontare gli effetti, come se si fosse scoperto di essere malati e non volerlo accettare.

Questa distanza tra operatori e mercato ha di certo contribuito ad allungare il percorso di riposizionamento, necessario quanto già avviato a prescindere dalla volontà delle parti ma voluto da soggetti terzi quali ad esempio gli istituti di credito.

Eppure il mercato immobiliare (parlo quello fatto delle transazioni tra privati, quello in cui opera oltre il 90% degli addetti ai lavori) non è altro che un business fondato sulle relazioni, sui rapporti, un’attività fatta di incontri e consulenza, di fiducia e trasparenza.

Per questo motivo, l’unica soluzione è ritrovare la via al mercato, ai clienti. Muoversi verso gli altri offre la possibilità di accorciare i tempi d’uscita dalla palude, di intercettare opportunità di crescita.

Si rivela utile e propedeutico imparare nuove strategie, migliorarsi e avere una comunicazione più efficace, ma tutto ciò non sarà mai sufficiente se non rimettiamo al centro della nostra attività le persone.

Le esigenze del mercato sono espresse e il compito degli operatori è quello di interpretarle e risolvere.

Guardare al proprio ombelico, alle proprie convinzioni, alle proprie certezze andate in frantumi ha distolto l’attenzione da ciò che accade nel mercato. Discussioni stucchevoli su elementi di disturbo che hanno eroso i redditi degli agenti immobiliari, che hanno ridotto l’attività di molti all’individuazione di quali fossero gli elementi della crisi che li ha colpiti, ha dilatato i tempi necessari al cambio di marcia.

Il mercato non attende, il mercato seleziona.

tutto è relazioneEcco che allora è necessario ripartire dalle relazioni, dal creare rapporto con il mercato che ha bisogno di uprofessionista nella misura in cui ne riesce a cogliere valore aggiunto. Un mercato che ha bisogno di imprenditori capaci di garantire alti livello di servizio, aziende rappresentate fin dal singolo operatore che deve accettare che per gestire il proprio business non si può prescindere dal guardare a bilanci e saldi, da investimenti e sinergie, da innovazione e sviluppo, e soprattutto dalla prossima relazione capace che sarà capace di creare con il proprio lavoro.

La vita stessa è il business delle relazioni, e non esiste business in cui si possa ignorare il proprio mercato.

A.R

Twitter @andrearussore

Immobili, Ocse: Costi di Compravendita troppo alti in Italia

L’Italia è al quinto posto nella classifica dell’Ocse per i costi collegati alla compravendita di immobili. Tra tasse, imposte di registro, spese notarili e tariffe delle agenzie immobiliari se ne va infatti il 12% del valore della proprietà.

Tra i 33 paesi industrializzati presi in considerazione dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ci superano solo Belgio, Francia, Grecia e Austria. Agli ultimi posti si collocano invece Danimarca e Islanda.

Le ripercussioni sul mercato del lavoro
Il costo eccessivo delle transazioni immobiliari determina, secondo l’Organizzazione, una riduzione della mobilità residenziale e del lavoro. Un effetto non secondario, perché può avere ripercussioni anche sulla ripresa dell’occupazione. In particolare, l’Ocse specifica che “le politiche governative possono contribuire a ridurre i costi, attraverso una ristrutturazione del sistema tributario e/o annullando le barriere di entrata nelle professioni coinvolte nel settore, in particolare dove i costi sono eccessivamente elevati e probabilmente riducono la mobilità residenziale, come in Belgio, Francia, Grecia e Italia”.

Le contromosse da mettere in atto
Le proposte per aumentare la mobilità passano per l’allentamento delle normative sugli affitti, che in Italia risultano particolarmente protettive per gli inquilini. Nella classifica dell’Organizzazione il nostro Paese figura infatti al settimo posto fra i 33 presi in considerazione.
Gli spostamenti potrebbero inoltre essere favoriti da un ampliamento dell’accesso al credito, evitando però “un alto livello di indebitamento”. Secondo l’analisi, il credito facile (nel 2007 negli Stati Uniti il 22% degli acquirenti non versava un acconto) e l’inadeguatezza dei controlli bancari ha determinato dapprima il boom immobiliare, che si è accompagnato ad una alta volatilità dei valori (aumentati di oltre il 90% in alcuni Paesi), e quindi la crisi sub-prime.
Infine, l’Ocse suggerisce di tassare la prima casa come tutti gli altri investimenti e di evitare tasse che favoriscono la proprietà dell’abitazione principale, perché rischiano di incentivare gli investimenti nel residenziale a scapito di altri investimenti più produttivi, rallentando la crescita.

Autore: Jennifer Zocchi

Fonte: SimplyBiz

http://www.simplybiz.net/index.php?option=com_content&view=article&id=2045:immobili-ocse-costi-di-compravendita-troppo-alti-in-italia&catid=42:mercato-immobiliare&Itemid=63#

 

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