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Studenti fuori sede strozzati dagli affitti

Inizia l’anno e torna il problema delle stanze. 700mila cercano alloggio, ma un contratto su due non è registrato: evasi 5 miliardi annui. Prezzi alle stelle: fino a 900 euro per una singola a Milano, 700 a Firenze, 600 a Roma. E molte altre violazioni

Inizia settembre e torna “affittopoli”, il problema delle stanze degli universitari fuori sede. L’ultimo caso in ordine di tempo è accaduto a Padova: nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha scoperto che quattro proprietari immobiliari su cinque affittano i loro appartamenti in nero, sia a ragazzi italiani che stranieri. E’ solo un esempio della situazione in tutte le città universitarie italiane: in generale, gli studenti fuori sede continuano a essere i soggetti più esposti a speculazioni di tipo abitativo. La Funzione pubblica della Cgil ha iniziato un monitoraggio su questo tema: lo scenario nel centro veneto, allora, è l’occasione per riproporre uno studio che riguarda il territorio nazionale, completato dal sindacato a metà del mese di luglio.

Sono circa 700mila gli studenti fuori sede che cercano alloggio in Italia. “Oggi più di ieri – si legge nella ricerca – alle prese con gli affitti delle stanze o di semplici posti letto ormai alle stelle, con proprietari delle abitazioni che nella maggior parte dei casi lucrano ed evadono il fisco”. Nelle città metropolitane, ma anche nei centri minori, un contratto di locazione su due non è registrato. Si stima che le entrare sottratte all’erario siano pari a circa 5 miliardi di euro annui. “Molte case affittate sono in pessime condizioni – prosegue il sindacato -, spesso senza riscaldamento e prive di ogni comfort. Per molti giovani l’insostenibile onere per l’alloggio in affitto preclude il diritto allo studio”. A questo si aggiunge l’offerta di alloggi molto scarsa, che “non lascia altra scelta se non quella di sottostare alle ‘non regole’, al nero e alle illegalità”.

I costi
Basta scorrere i numeri per avere il punto della situazione. A Milano, per un posto letto in zona Brianza occorrono circa 450 euro al mese: per una singola si va da un minimo di 650 (zona Bande Nere) ad un valore medio di 800 (zona Lambiate, Udine e Fiera), per superare anche i 900 euro in zona Vittoria.  A Firenze un posto letto costa in media dai 350 ai 400 euro, una stanza circa 700. A Bologna, dove gran parte degli studenti si concentra nelle zone presso l’università, si spende tra 250 e 280 euro per un posto letto in una doppia, e da 370 a 500 euro per una stanza singola. A Roma, nelle zone universitarie (San Lorenzo e Piazza Bologna) agli studenti si chiedono fino a 600 euro per una stanza singola e 450 euro per un posto letto in doppia. Le cifre scendono lievemente, 550 euro per una camera singola, in zona Ostiense e Cinecittà. Più economiche, 300 euro per un posto letto e 450 per una singola, le aree Prenestina e Centocelle.  A Napoli un posto letto vale tra i 300 e i 450 euro, mentre per una stanza si spende da 400 a 600 euro: i prezzi più alti sono richiesti nelle zone Policlinico, Vomero e Colli Amieni. A Bari costa in media tra 250 e 350 euro, per una singola si paga fino a 350 euro al mese. In alcune città, come Perugia, è più frequente l’affitto a studenti extracomunitari: il canone chiesto agli studenti stranieri supera del 25-30% quello degli italiani.

Non c’è solo il nodo dei prezzi alti,
fa notare l’indagine: la Fp denuncia “tutta una serie di violazioni, clausole capestro e vessatorie con contratti non registrati senza limite di canone, alloggi privi di dotazioni minime sia impiantistiche che di qualità, modalità irregolari di accollo sugli inquilini delle spese condominiali”. Nelle città piccole crescono i problemi: la forte domanda “droga” il mercato immobiliare, infatti, perché “i proprietari riescono a praticare alti canoni affittando un alloggio a più studenti, fenomeno che innesca un processo di aumento generalizzato anche per i residenti che vengono espulsi da intere zone urbane”.

L’ultima intesa sul tema risale al dicembre 2007: Fp Cgil, Fp Cisl, Fpl Uil e Anci Giovane hanno sottoscritto un protocollo per sviluppare politiche di prossimità nei territori a favore dei giovani, con particolare riferimento agli universitari fuori sede, proprio per facilitare l’accesso all’abitazione. Il testo prevedeva incentivi fiscali per i proprietari che mettevano a disposizione appartamenti e soluzioni abitative idonee. Il governo di centrosinistra lo finanziò con 12 milioni di euro. Dopo due anni, spiega l’organizzazione, “il problema mostra i segni di una vera e propria emergenza, bisogna intervenire con misure strutturali”. L’obiettivo è l’emersione dal mercato nero degli affitti: “Sono giacenti in Parlamento varie proposte tese a ridurre il prelievo fiscale sui proprietari di immobili, con l’istituzione di una cedolare secca sugli affitti e il contestuale calmiere sugli affitti”. La Fp chiede di rivedere la norma sulle locazioni abitative (legge 431/98) perché, spiega, “è interesse primario non solo degli studenti universitari fuori sede, dei giovani lavoratori in mobilità, ma anche di milioni di famiglie che non riescono a far fronte ad un mercato dell’affitto insostenibile”. Invitano infine i dicasteri competenti a convocare un tavolo di concertazione con lo scopo di definire un osservatorio nazionale: bisogna fare incontrare domanda e offerta, mettere in contatto i giovani che cercano casa con i proprietari degli immobili. “Sarebbe un segno di civiltà e di progresso”, secondo la Cgil.

Fonte: Rassegna.it

http://www.rassegna.it/articoli/2009/09/8/51584/studenti-fuori-sede-strozzati-dagli-affitti

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Ancab-Cresme: cosa attendersi dal mercato immobiliare fino al 2012

Le ultime previsioni sull’andamento dell’immobiliare provengono dal IV Rapporto Ancab Cresme sul mercato della casa in Italia, presentando una dinamica articolata in crisi-ripresa-frenata per il periodo 2009-2012. Negativo il giudizio per tutto il 2009, anno in cui – secondo i dati – saranno compravendute 695mila abitazioni rispetto a 1milione e 44mila del 2006, un netto calo che allinea il mercato ai dati registrati nel ’97, quando le compravendite toccarono le 665 mila unità.  Altro segno negativo è rappresentato dalla frenata dei prezzi, destinati a calare del 9%. Una flessione del mercato alla cui base il rapporto individua la forte contrazione della domanda da parte delle famiglie e la difficoltà di vendere la propria casa per acquistarne un’altra.

Ciò che è singolare nelle conclusioni del Rapporto presentato a Roma nei giorni scorsi da Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, nel corso dell’Assemblea nazionale delle cooperative di abitanti aderenti alla Legacoop, è che la situazione non potrà migliorare facilmente nemmeno in presenza delle iniziative a favore dell’edilizia. Infatti, le stime prevedono che se solo il 12% degli aventi diritto utilizzasse la possibilità di ampliamento dei fabbricati residenziali mono/bifamiliari, sarebbero messi in moto 61miliardi di euro per 153milioni di metri cubi e attivando 765mila occupati diretti e 265mila indiretti. La manovra di sostegno dell’edilizia “che si sta completando in forme diverse attraverso le leggi regionali mostra un eccezionale potenziale di impatto sulla filiera delle costruzioni e sul mercato immobiliare. Nel primo caso si tratta di una azione che agisce sulla filiera dei medio piccoli interventi, investendo le piccole imprese, le industrie produttrici di materiali, i distributori di materiali e i progettisti”. L’effetto, conclude il rapporto, sarebbe un rilancio eccezionale per il 2010-2011 e un’ulteriore frenata immobiliare nel 2012.

Tuttavia l’intervento avrebbe un effetto importante sul mercato immobiliare e sulla domanda primaria. Ipotizzando che il 30% del 12% di aventi diritto utilizzasse la possibilità di realizzare un miniappartamento di 50/70 mq, invece delle semplici 2 stanze, si immetterebbero sul mercato 346 mila abitazioni che messe in relazione con la frenata delle compravendite contribuirebbero al deperimento, pur parziale, del mercato immobiliare, rimandandone la ripresa.

Altro aspetto positivo consiste nel fatto che il Piano Casa per l’edilizia sociale, che stanzia una prima tranche di 350 milioni di euro, introduce sul mercato un modello di intervento innovativo, “basato su strette partnership di interventi pubblici e interventi privati che possono dare il via ad una nuova stagione in termini di risposta ai fabbisogni abitativi, in particolare per la fascia di famiglie che sta affrontando con maggiore difficoltà la crisi”.
La ricerca mette in evidenza, inoltre, la ‘riconfigurazione della domanda”, ovvero una mutata considerazioni dei principali criteri che orientano la scelta nell’acquisto della casa, dove adesso primeggia al primo posto la qualità ambientale. Per il 15,3% dei nuovi acquirenti risulta più importante avere una casa indipendente con giardino, mentre il 14,5% delle famiglie punta all’ampiezza, seguita dal pregio della zona e dalla vicinanza al centro. La crisi, conclude lo studio Ancab-Cresme, disegna un nuovo scenario: insieme alla riduzione del mercato si profila un profonda riconfigurazione della domanda a cui deve seguire una profonda riconfigurazione dell’offerta.

 

Fonte: EdilOne.it

http://www.edilone.it/Ancab-Cresme-cosa-attendersi-dal-mercato-immobiliare-fino-al-0-_attualita__x_2919.html

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