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Scompaiono i portinai, resistono solo nei palazzi di pregio

ROMA – Scompaiono i portinai: resistono in 3 case (di pregio) su 10 e soprattutto a Roma, Milano e Napoli. Questa ‘carenza’ è registrata da Immobilare.it, specializzato in annunci di settore. Soprattutto nelle grandi città – spiega una nota – le portinerie stanno progressivamente scomparendo.

Resistono per lo più nei palazzi prestigiosi dei centri, in Italia si stima che solo il 37% degli immobili a uso abitativo con più di 15 unità, sono dotati di portineria. Complessivamente, nel nostro Paese, ci sono circa 90.000 stabili residenziali dotati di portineria, un numero in flessione del 15% rispetto a soli 3 anni fa, con città come Genova e Torino in cui la percentuale scende addirittura del 20% nello stesso arco di tempo. In generale, sono gli immobili più costosi e di maggior qualità a offrire ancora questo servizio.

In media, infatti, le unità abitative che hanno un costo del 20-25% superiore alla media offrono sempre un servizio di portineria. Spesso accade però, anche negli edifici di valore, che i locali un tempo destinati alla portineria vengano cambiati di destinazione e trasformati in uffici oppure negozi. In questa maniera, si ricaverà da uno spazio destinato a non essere utilizzato un locale di notevole valore. Se si esaminano più da vicino le tre città campione, Roma, Milano e Napoli, si vede che nella capitale si piazza al primo posto per il numero di portinerie presenti negli stabili abitativi in centro città, con il 45% degli immobili, nonché per quelli destinati a uso ufficio, con una percentuale che schizza addirittura all’83%.

Segue a ruota Milano, con il 43% delle abitazioni centrali provviste di portineria e ben l’81% degli uffici. Ruoli invertiti se invece consideriamo le periferie: Milano balza al primo posto con il 13% degli immobili civili provvisti di portineria e con il 71% di quelli commerciali, mentre Roma scivola al secondo, con il 10% degli stabili abitativi e il 63% di quelli adibiti a ufficio. Infine, al terzo posto c’é Napoli, che nelle zone centrali della città presenta una concentrazione del 33% di edifici a uso abitativo serviti di portineria. Il dato è di gran lunga superiore per gli immobili commerciali, il 77% di quelli situati nelle vie più centrali ha uno spazio destinato alla portineria. In periferia, invece, la percentuale degli uffici scende al 55% mentre è presente solo nel 9% delle abitazioni. La voglia di portineria torna però a farsi sentire soprattutto in estate, quando lasciare l’alloggio per due o tre settimane desta qualche senso di insicurezza, e in particolar modo tra gli anziani, per i quali spesso il portinaio rappresenta il più immediato punto di appoggio. La figura del portinaio è peraltro cambiata nell’ultimo periodo: se originariamente infatti aveva la disponibilità di un alloggio a fianco della portineria ed effettuava anche un servizio di pulizia, oggi accade spesso che non viva nemmeno più all’ interno del palazzo, ma si limiti a prestare un servizio di vigilanza nei giorni feriali, per circa 8 ore al giorno (o per mezza giornata).

Fonte: Ansa.it

http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_1623184796.html

Nomisma, primo semestre 2009 procede la fase negativa del settore immobiliare

(Teleborsa) – Roma, 17 lug – E’ proseguita, nel primo semestre del 2009, la fase negativa del settore immobiliare amplificando i toni rispetto agli ultimi mesi dell’anno precedente. A rilevarlo il Nomisma nel rapporto annuale.

Dopo un 2009 ancora improntato alla flessione del mercato, sia in relazione alle quantità scambiate che ai valori di compravendita, nel 2010 si dovrebbe registrare un certo miglioramento rispetto alla situazione attuale, ma con valori e contratti ancora in tendenziale flessione. Questo in stretta correlazione con la recente ripresa di fiducia da parte delle imprese e delle famiglie che, assieme all’auspicata stabilizzazione del mercato finanziario, potrà costituire il volano per il riavvio, ancorché graduale, del quadro macroeconomico e del mercato immobiliare.

Ancora alla base della fase negativa del mercato immobiliare, che vede una domanda effettiva più che mai rarefatta, contratti in forte calo ed un’offerta in aumento, si pone la stretta del credito, elemento denunciato da tempo e da più voci a livello istituzionale e privato, ma dai dati del credito bancario emerge che le famiglie sono meno interessate dal negativo effetto del credit crunch rispetto alle imprese.

Le famiglie, nel corso dell’ultimo anno, hanno risparmiato più che in passato, sia in Italia che all’estero, un atteggiamento di protezione rispetto al timore del perdurare della crisi economica in atto. Nel 2008/2009, infatti, il saggio di risparmio delle famiglie interrompe la sua progressiva riduzione e riprende, seppur lievemente, a crescere (era al 28% negli anni ’80, si era ridotta all’11,4% nel 2007 ed ora è risalito all’11,9%). La quota di famiglie che sono riuscite a risparmiare è inoltre passata dal 34,2% nell’anno passato al 37,7% attuale (corrispondente a circa 9 milioni).

In un quadro di incertezza del sistema economico e finanziario nazionale ed internazionale, si riaccende però l’interesse potenziale nei confronti dell’investimento nel mattone, da sempre considerato il “bene rifugio” per antonomasia. La percentuale di famiglie che si dichiara interessata ad acquistare un’abitazione nel prossimo biennio si attesta sul 14,6% (si tratta di circa 3,5 milioni di famiglie che salgono a oltre 7 se si aggiungono anche quelle “poco interessate), una cifra assai consistente se si considera che nell’ultimo anno sono state stipulate poco meno di 700 mila compravendite.

La motivazione per l’acquisto dell’abitazione è prevalentemente quella per prima casa (47,5%), seguita da quella per sostituzione (26,9%), seconda casa (8,6%), mentre è in forte ascesa la spinta all’investimento le compravendite effettuate per investimento, erano poco meno del 12% l’anno passato e quello prima, mentre oggi si registra circa il 17%, un balzo in avanti, dunque, di circa il 40%.

Chi acquista una abitazione, negli ultimi mesi, lo fa sempre più attraverso mezzi propri e non attingendo da risorse a debito: il 20% degli acquirenti pagava con mezzi propri ancora uno o due anni fa, mentre oggi la percentuale sale a circa il 30%. Si tratta quindi, di risorse finanziarie che vengono distolte dall’investimento azionario, obbligazionario e del risparmio gestito, per venire ad alimentare il settore immobiliare, complice, oltre che il desiderio di “mettere al sicuro nel mattone i propri risparmi”, anche la politica di restrizione del credito operata dagli istituti.

Le difficoltà del mercato immobiliare degli ultimi mesi sono sintetizzate dalla riduzione del fatturato, ovvero del giro di affari che si sprigiona sul mercato delle compravendite, prodotto del calo degli scambi e dei valori. L’immobiliare nel 2009 genererà in Italia circa 110 miliardi di euro di fatturato in termini di compravendite, un fatturato che a fine 2007, prima che la crisi si manifestasse in tutta la sua virulenza, ammontava a 154 miliardi di euro e che, quindi, alla fine di quest’anno sarà calato oltre il 30% rispetto a due anni fa. La riduzione del fatturato è prevalentemente imputabile alla diminuzione del numero di compravendite (e in minor misura dalla diminuzione dei valori) che, raggiunto il massimo a inizio 2007, iniziano successivamente a calare in modo accelerato.

Fonte: Repubblica.it

http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20090717&fonte=TLB&codnews=695

L’Agenzia del Territorio ha pubblicato le “Note territoriali sul mercato immobiliare residenziale locale relative al 2008”.

Analizzata in alcune città italiane la distribuzione dele compravendite per zone omogenee

«Le Note territoriali dell’OMI sui mercati immobiliari residenziali locali» relative al 2008 sono state elaborate dagli Uffici Provinciali di Roma, Milano, Napoli, Torino, Catania, Perugia, Bari, Venezia, Padova, Modena e Crotone.

Le Note dell’Agenzia del Territorio costituiscono uno strumento di conoscenza per il mercato immobiliare nelle sue dimensioni globali ma con riferimento anche alle specifiche realtà territoriali.

Vengono presi in considerazione:

Il numero di transazioni normalizzate (NTN) nel 2008agenzia del territorio
La variazione percentuale del NTN rispetto al 2007
L’indice delle quotazioni del secondo semestre 2008 in rapporto al primo semestre 2004
Il
differenziale delle quotazioni medie
rispetto alla quotazione più bassa, sia per i Comuni della provincia sia per singola zona OMI all’interno delle città.

I dati si riferiscono all’andamento del mercato relativamente alle diverse tipologie territoriali, a seconda che siano cioè più o meno appetibili dal punto di vista commerciale.

Dal punto di vista metodoligico l’Agenzia del Territorio, attraverso l’Osservatorio del mercato immobiliare, ha analizzato i il mercato delle abitazioni nelle varie città e province prese in considerazione, attraverso un’indagine sulla distribuzione territoriale delle compravendite tra le diverse zone omogenee.

Fonte: Quotidianocasa.it

http://www.quotidianocasa.it/2009/07/11/7189/mercato-immobiliare-disponibili-le-note-dellagenzia-del-territorio-relative-al-2008.html

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