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I certificati catastali negli uffici postali

Servizio negli uffici di Sportello Amico

Da oggi è possibile ottenere i certificati catastali direttamente negli uffici postali grazie al nuovo accordo tra Poste Italiane e Agenzia del Territorio nell’ambito del programma «Reti Amiche» . Il servizio è disponibile presso i 5.740 uffici postali dotati di «Sportello Amico» nei quali il cittadino potrà richiedere ed ottenere immediatamente visure catastali, utilizzando il proprio codice fiscale o gli elementi identificativi degli immobili (foglio, particella, subalterno), sia al fine di ottenere informazioni sulla proprietà immobiliare sia per gli adempimenti fiscali.

L’obiettivo è quello di semplificare e rendere sempre più agevole l’accesso alle informazioni della banca dati catastale. Il nuovo servizio viene esteso a tutto il territorio nazionale dopo il successo della sperimentazione negli uffici postali di Roma, Torino e Palermo. Grazie all’intesa, i cittadini potranno richiedere i certificati catastali complessivamente in circa 7000 sportelli distribuiti sull’intero territorio nazionale tra i 5740 di Poste Italiane e i 1100 dell’Agenzia del Territorio. Le visure catastali si richiedono per conoscere i dati anagrafici del soggetto intestatario dell’immobile (terreno o fabbricato), limitatamente alle persone fisiche, gli identificativi catastali degli immobili intestati al soggetto, i dati relativi alla titolarità ed alla relativa quota di diritto, la rendita catastale e l’ubicazione degli immobili per i beni censiti nel catasto dei fabbricati e i redditi dominicale e agrario per gli immobili censiti nel catasto dei terreni. Si richiedono inoltre per adempiere al pagamento delle imposte.

Secondo i dati dell’Agenzia del Territorio, nel 2009 saranno oltre 92 milioni le certificazioni catastali rilasciate dai 1.100 sportelli dell’Agenzia o tramite consultazione online. Ogni anno l’aumento delle richieste di servizio on line da parte dei cittadini è pari al 7%. L’intesa amplia dunque la gamma di servizi già offerti da Poste Italiane nel quadro del programma «Reti Amiche», avviato a novembre del 2008 su iniziativa del Ministero per l’Innovazione nella Pubblica amministrazione: rilascio e rinnovo dei passaporti, del permesso di soggiorno, il pagamento dei contributi previdenziali e dei bollettini di assicurazione contro gli infortuni domestici e, infine, i servizi Inps Card.

Fonte: LaStampa.it

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200911articoli/49900girata.asp

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Immobiliare: Agenzia del Territorio, continua calo compravendite. II trimestre -12,9%

(ASCA) – Roma, 30 set – Il mercato immobiliare continua a mostrare un andamento negativo nel secondo trimestre del 2009: rispetto allo stesso periodo del 2008, infatti, c’e’ stato un calo delle compravendite del 12,3%. Sono i dati diffusi oggi dall’Agenzia del territorio. Secondo il direttore dell’Agenzia del territorio, Gabriella Alemanno ”non bisogna vedere il dato in termini assoluti perche’ se confrontato con il primo trimestre del 2009, quando la flessione e’ stata del 18,7%, possiamo dire che il trend sta migliorando”. In particolare, il calo di compravendite del settore e’ stato maggiore nel centro Italia (-14,4%) e appena piu’ contenuto al Nord (-12,7%) e nel Sud (-12,3%). Nel trimestre precedente, invece, il calo maggiore si era manifestato nelle regioni settentrionali.
Riguardo le singole citta’ il calo minore c’e’ stato a Napoli (-1,2%), mentre il risultato peggiore si e’ registrato a Torino (-15,5%). Roma, Firenze e Genova si sono attestate su una diminuzione intorno al -9,5%, mentre a Palermo il calo e’ stato leggermente inferiore (-6,1%). La quotazione media e’ scesa inoltre a 1.578 euro al metro quadro, segnando un -0,5% rispetto al secondo semestre del 2008.

Per Luigi Casero, sottosegretario al ministero dell’Economia, ”il dato immobiliare e’ importante per misurare la crescita economica del paese: l’anno scorso la bolla immobiliare aveva avuto dei riflessi sulla finanza e sull’economia. Oggi la crisi finanziaria e’ finita e da un mese e mezzo a questa parte anche la crisi economica ha smesso di scendere. Con la fine della crisi il mercato del lavoro iniziera’ a riprendere e speriamo che dal prossimo trimestre anche il mercato immobiliare possa registrare dei trend di crescita”.

Fonte: Asca.it

http://www.asca.it/news-IMMOBILIARE__AG__TERRITORIO__CONTINUA_CALO_COMPRAVENDITE__2^_TRIM_-12_9_PERCENTO_-863102-ORA-.html

Ma quali sono i prezzi giusti?

C’è chi non si tira indietro nello svelare il criterio che utilizza nel dare un prezzo, un valore, a un palazzo. E c’è chi invece preferisce tenerlo riservato. Ci sono operatori che affermano di seguire standard dai nomi impronunciabili come Evs2003 o Ivs2005 o Uspap2006, definiti da diverse istituzioni o associazioni di categoria. Alcuni parlano del «Red book», il libro rosso, che per ora è un manuale adottato e applicato solo in Gran Bretagna. In Italia non tutti lo conoscono e soprattutto in pochi affermano di utilizzarne i principi. Del resto, nessuno li obbliga, tanto più che il Red book è stato tradotto nella nostra lingua solo da pochi mesi per iniziativa del Rics (Royal Institution of Chartered Surveyors), organizzazione globale nel campo immobiliare nata per regolare la professione ed elevarne gli standard etici.
Insomma, riuscire a fissare qualche elemento comune nel lavoro dei cosiddetti «valutatori immobiliari» è impresa ardua. Tanto che tra gli operatori c’è chi si dice «scandalizzato» per il pericolo di perdere credibilità; chi sollecita la Banca d’Italia a suggerire qualche correttivo al ministero dell’Economia perché intervenga con un provvedimento legislativo; chi se la prende con le banche che non mettono in comune i dati sulle compravendite per lo più finanziate attraverso mutui.
E poi c’è chi alza la voce. «Com’è possibile che uno stesso immobile valutato da tre società diverse abbia tre prezzi diversi? Dov’è la trasparenza?» incalza Mauro Pulega, amministratore delegato di Est Capital sgr, nel corso di un convegno organizzato durante la fiera immobiliare Eire appena conclusasi alla Fiera di Milano.
«È un fatto che nella valutazione di un palazzo si combinino due componenti, una soggettiva e una oggettiva» spiega con una certa diplomazia Luca Villani, a capo della divisione Valuation della società di consulenza Jones Lang LaSalle. «La prima fa riferimento a indicazioni specifiche della società; la seconda si basa su parametri come superficie, canoni di locazione, tipi di contratti che non possono assumere valori così diversi a seconda di chi li prende in considerazione. È in questi casi che l’evidenza di prezzi assai diversi fra loro fa storcere il naso».
A dire il vero, il settore della valutazione immobiliare non è nuovo a polemiche. Ma torna di attualità in momenti di mercato come questo, con i prezzi in calo del 10% nel 2009, le compravendite in discesa tra il 15 e il 20% con punte del 70% per alcune tipologie di edifici e il fatturato dell’industria del mattone crollato del 30% negli ultimi due anni, da 138 a 96 miliardi di euro.
Ecco perché definire un prezzo più o meno corretto (il prezzo giusto) ai beni immobili assume particolare rilevanza in un momento in cui gli affari si fanno con il contagocce e sul mercato gira poca liquidità. A finire nel mirino è la mancanza di controllo. Sembra un gioco di parole, ma di fatto non esiste nessuno che valuta il lavoro del valutatore indipendente. Nessuna istituzione, organizzazione, ordine professionale, autorità istituzionale è obbligata a giudicarne e, in caso, a condannarne l’operato.
Certo, esistono norme che prevedono per esempio che una società di valutazione non possa rinnovare per più di due volte il mandato triennale presso una società di gestione del risparmio. Dopo sei anni, insomma, è prevista una pausa di tre. E poi?
«La normativa è vaga» conferma Leo Civelli, amministratore delegato di Reag Europe. «Chiarisce solo che il professionista che aveva l’incarico all’inizio della vita del fondo non può essere lo stesso alla sua scadenza. Né Banca d’Italia né Consob possono intervenire se non attraverso qualche suggerimento al ministero dell’Economia e delle Finanze, che noi auspichiamo».
E così il valutatore dei portafogli immobiliari, figura richiesta come «indipendente» dal regolamento dei fondi, per esempio, ma anche nell’ambito delle operazioni di trading di edifici di aziende o di istituzioni pubbliche, è vincolato solo da poche, limitate regole. «È un’anomalia tipicamente italiana» denuncia Francesco Abba Legnazzi, direttore generale di Cb Richard Ellis professional services e responsabile del servizio Valuation per Cbre Italia, che spiega di utilizzare il metodo delle attualizzazioni dei flussi di cassa per valutare gli immobili che gli vengono sottoposti: «Di fatto ognuno segue i propri schemi. Non che questo significhi una qualità inferiore, ma viene meno la presenza di criteri oggettivi che consentano nel tempo di fare confronti e verifiche sull’adeguatezza della stima».
Una dose di responsabilità, secondo Abba, spetta alle banche: «L’80% delle transazioni immobiliari avviene con ricorso ai finanziamenti. Questo significa che gli istituti di credito sono la maggiore banca dati dei valori degli edifici. Eppure le banche non hanno mai voluto fornire i dati al mercato».
E allora, che fare? «Banca d’Italia, oltre a chiedere maggiore rigore ai valutatori, dovrebbe obbligare le banche a condividere con noi i dati» taglia corto Abba. «Almeno si partirebbe da una base comune».
Anche la crescente internazionalizzazione del mercato dovrebbe spingere verso la trasparenza. A oggi, in realtà, solo il 20% degli immobili scambiati in Italia riguarda operatori stranieri. «Ma aumenteranno sempre di più e questo spingerà le società di valutazione a usare gli stessi criteri tra diversi Paesi». Il lavoro va in due direzioni: omogeneizzare i parametri e le figure professionali.
«Mancano le cornici, le basi comuni, le metodologie» taglia corto Feliciano Carabellese, membro del board di Rics Italia, che conta circa 200 associati. «Un immobile da noi rischia di ricevere valutazioni diverse senza che nessuno sia obbligato a specificare le metodologie utilizzate». «Il nostro Red book non risolve il problema» continua Carabellese «ma, indicando chiaramente quali informazioni il valutatore deve fornire, consente a due immobili di essere confrontabili almeno nell’approccio di valutazione».
Un primo piccolo passo verso una maggiore trasparenza. Che però non conviene a tutti.

Fonte: Blogonomy.it

http://www.blogonomy.it/2009/07/01/ma-quali-sono-i-prezzi-giusti/

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