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Dai salotti di casa ai salotti TV il passo è breve

10_DSC6595aDa qualche anno assistiamo ad una escalation di programmi televisivi incentrati sul tema casa. I palinsesti dei canali tv tematici prima e quelli delle generaliste dopo sono popolati sempre più da agenti immobiliari. E dopo Paola Marella, e Damiano Gallo è giunto il momento di Marco Ramberti e della sua nuova trasmissione a breve in onda su Fine Living Italia. Ecco cosa ci ha raccontato di questa esperienza.

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Il disintermediario immobiliare

Vivendo quotidianamente offline e online con professionisti del settore, l’argomento di cui sento parlare più spesso è relativo al peso di internet nella mediazione immobiliare.

La domanda più ricorrente che riscontro è una sorta di sondaggio su quale sia il portale migliore su cui pubblicare, fintanto che ciò non degenera in invettiva contro i portali stessi. Perché come sempre in questi casi il confine tra malattia e cura è labilissimo: gli agenti immobiliari devono usare internet e i portali anche se questi, a detta degli stessi operatori immobiliari, favoriscono il fenomeno della disintermediazione (termine orrido ma di gran moda).

Quando mi chiedono quale sia il mio parere su quest’argomento, superato un primo momento di disagio derivante dalla stucchevolezza della discussione, io mi limito a interrogare il mio interlocutore su quale sia l’uso che ne fa del web.

Domanda ovvia, nevvero? Eppure la risposta nella sua ovvietà accoglie in sé il peccato originale: su Internet non si venderà mai niente di invendibile!

Mi spiego meglio: se usiamo internet quale mera vetrina dove ammassare annunci di scarso interesse, non già descrittivo o fotografico ma bensì di offerta, e non si investe su opportunità che abbiano un buon rapporto qualità-prezzo nessuno si interesserà ai nostri annunci. (interessante il punto di vista di Francesco Bersani)

Detto ciò, la disintermediazione temuta o reale generata dal web (da ricordare che il fenomeno era ben presente già nel secolo scorso ben prima di internet) è alimentata dall’atteggiamento degli agenti immobiliari che sono troppo spesso passivi verso la propria attività.

Partendo dal presupposto che non tutto si vende, l’unico modo che si ha per usare in maniera virtuosa la tecnologia è quello di diventarne padroni. Decidere su cosa investire, come farlo, e perché.

Del resto, se si propone in vendita un immobile che si presenta bene (magari dopo un intervento di home staging), con un prezzo competitivo e condividendo quest’opportunità con altri agenti immobiliari e di conseguenza con i loro clienti, probabilmente Internet servirà davvero come veicolo di promozione pubblicitaria attivo, per pubblicare delle belle foto, comunicare la data di un Open House e creare una landing page dedicata all’immobile verso la quale far confluire l’interesse del mercato.

Troppo difficile? Forse, o forse no. Certo se fosse tutto facile come mettere un annuncio su un portale a caso, forse davvero si potrebbe fare a meno del mediatore immobiliare.

Per chi non vuole lavorare così, ovvero seguendo pochi accorgimenti che fanno la differenza, l’alternativa è sopravvivere nel mercato dei disintermediatori che è sempre disponibile e sta lì ad ingrossare gli elenchi di immobili che non si venderanno mai (o quasi).

A.R.

Novazione

Agire con regole nuove

Rinnovare, innovare, trattengono in sé la novazione, ovvero fare qualcosa in maniera nuova, diversa, senza dimenticare quello che già è.

Per questo è innegabile oggi, come il Mondo si sia innovato e rinnovato e lo faccia quotidianamente, anche se gesti e azioni sono gli stessi da sempre. Ad esempio, sarebbe falso dire che stiamo imparando a comunicare, in quanto è qualcosa che facciamo da quando il genere umano esiste. Nel tempo, però, quest’azione si è innovata, ovvero ha aggiunto nuovi modelli comunicativi e si è rinnovata attraverso l’uso di nuovi strumenti.

Novazione è rivisitare attraverso le tecnologie disponibili ciò che fino a ieri si faceva con strumenti diversi.

Lascio a voi immaginare quante cose abbiamo innovato o rinnovato. Io vorrei concentrarmi in questo momento su quanto sia accaduto e accadrà nell’ambito della comunicazione e della sua applicazione.

Ritengo che sia chiaro a tutti quanto prima il telefono, poi la tv e negli ultimi 20 anni il pc e il web, abbiamo stravolto il modo di comunicare che usiamo a tutti i livelli. Di conseguenza anche l’advertising si è evoluto di pari passo, si è rinnovato facendo uso delle innovazioni tecnologiche. La nuova frontiera, con l’avvento dei telefoni cellulari, è stata la nascita di prodotti ibridi figli della fusione tra telefono, tv, pc. Gli smartphone, assieme ai tablet e a tutti i Pda in genere, sono i nuovi traduttori del linguaggio. Traducono comunicazione (dal latino traducĕre: far passare da un luogo ad un altro), ovvero creano una circolazione di notizie con una rapidità che è definibile come immediata.

La comunicazione si è innovata, ancora una volta, anche a dispetto di chi non ha voluto o vuole accettarlo. La circolarità dei messaggi è frutto dell’interazione di cui siamo partecipi, ricevendo informazioni e accrescendole.

Questo è il principio su cui si fonda sulla rete ogni social network. Funzionava così ogni circolo in cui ci si ritrovava al fine di confrontarsi e accrescere le proprie conoscenze.

L’innovazione passa quindi da qualsiasi gesto, anche dal più semplice, capace comunque di modificare la nostra abitudine.

Sarà per queste considerazioni che ritengo anacronistico e fuori tempo trovarmi ad annotare osservazioni del tipo “Ho fatto sempre così negli ultimi 10/15/20 anni e ho ottenuto sempre grandi risultati”, non già perché non sia possibile, quanto piuttosto perché – soprattutto in periodi medio-lunghi – tutti ci rinnoviamo.

Proprio quando non si pensa di aver volontariamente innescato innovazioni, saranno invece intervenuti fattori esterni che hanno portato il rinnovamento. L’avvento di nuove tecnologie e la loro applicazione, nuove campagne di marketing, l’essersi avvalsi di collaboratori o consulenti che abbiano avuto idee opposte e, per l’appunto, innovative, modifica quanto basta per cambiare le nostre performance, spesso migliorandole.

Sia ben chiaro, nulla ci farà cambiare idea come sarà capace di fare il tempo. 

Per tal motivo, molti hanno già incontrato il cambiamento, proprio perché i tempi sono maturi. Altri il cambiamento l’hanno già tradotto in innovazione e rinnovamento, perché hanno letto per tempo la direzione. C’è chi, invece, ha ancora bisogno di tempo, non per cambiare, ma per rendersi conto di averlo già fatto.

Innovarsi, rinnovarsi, cambiare, aprirsi al confronto sono le chiavi per non perdere la sfida del mercato. Il settore immobiliare non può fare testo a sé.

Andrea Russo

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