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Ecco le Case più Pazze del Mondo

Dal web gli edifici più singolari

 

Grattacieli, con il tetto spiovente, rotondi o capovolti. Chi l’ha detto che un edificio debba per forza erigersi in verticale e avere un tetto stilizzato? Ecco quindi spuntare questa selezione degli edifici più pazzi costruiti in giro per il mondo.

Allora via con i muri sbilenchi della casa di Sopot in Polonia, ispirata alle fiabe per bambini di Jan Marcin Szancer, oppure agli uffici ospitati dentro un cestino per merende da 30 milioni di dollari a Newark in Ohio. La fantasia non ha limiti e allora perché non armarsi di righello e immaginare un’unità abitativa fatta di cubi e poligoni regolari? Ecco servite le case cubiche di Rotterdam in Olanda.

Ma se in ballo c’è una biblioteca, perché non concepire l’edificio che la ospita come uno scaffale di libreria con tanto di titoli ben allineati. E’ questo che avranno pensato gli architetti che hanno concepito la Central Library di Kansas City. Se invece il richiamo della natura è irresistibile, allora basta erigere un muro tra due pietre millenarie ed ecco servita la Stone house di Guimarães in Portogallo. Senza essere ingegneri bisogna ricordare che quando si costruisce un edificio la regola fondamentale viene dettata dalla legge di gravità. Eppure c’è qualcuno che ha dimostrato il contrario. A Pigeon Forge nel Tennessee, c’è chi la casa l’ha costruita a gambe per aria, con tanto di lampioni e alberi a testa in giù. Ma se non è abbastanza, si può anche praticare un buco sul muro della propria villetta prefabbricata ed ecco comparire un buco nero che risucchia tutto quello che si trova a tiro come avviene nella casa del buco in Texas.

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Fonte: Tgcom.it

http://www.tgcom.mediaset.it/magazine/articoli/articolo501741.shtml

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New York, la guerra dei grattacieli

Una torre alta 362 metri offuscherà l’Empire State Building. I proprietari insorgono: uno sfregio

E’ battaglia fra grattacieli per lo skyline di Manhattan. A scatenarla è stato Steve Roth, titolare del Vornado Realty Trust, che ha presentato alla città di New York il progetto di un nuovo grattacielo da realizzare al 15 di Penn Plaza, dove sorge l’Hotel Pennsylvania a due passi dal Madison Square Garden. La motivazione di Roth è che l’edificio «creerà posti di lavoro, distribuirà introiti e rilancerà Manhattan». Ma a considerare l’iniziativa alla stregua di una dichiarazione di guerra è Tony Malkin, presidente della Malkin Proprieties e titolare dell’Empire State Building. «Siamo il principale punto d’attrazione della metropoli e il grattacielo di Roth danneggerà noi e tutta New York; è come costruire un pozzo di petrolio attaccato alla Statua della Libertà» ha tuonato Malkin, recapitando alla «Planning Commission» un dettagliato contro-documento.

La disputa rovente si spiega con la topografia di Manhattan. Il grattacielo progettato al 15 di Penn Plaza sorgerebbe infatti fra la 32esima Strada e la settima Avenue ad appena tre isolati di distanza – 275 metri – dall’Empire State Building, facendogli ombra da ovest e modificando per sempre lo skyline di Manhattan che risale al 1 maggio 1931, quando l’Empire in mattoni aprì i battenti. L’ombra del 15 Penn Plaza fa paura a Malkin anche perché il nuovo grattacielo di 69 piani sarà alto 362 metri ovvero quasi identifico ai 381 metri dei 102 piani dell’Empire e ciò significa che chiunque guarderà il profilo di Manhattan vedrà non più una ma due torri fra i grappoli di grattacieli di Midtown e quelli di Downtown.

Blasone e orgoglio a parte, il duello è anche economico: il progetto di Roth metterà sul mercato oltre 240 mila metri quadrati di spazi per uffici destinati a fare concorrenza agli affitti dell’Empire. Il braccio di ferro è arrivato sul tavolo del sindaco Michael Bloomberg, chiamato a dirimere una disputa che oppone il prestigio della storia alla logica del business.

Ad invocare il primo è Malkin secondo il quale «nessuno penserebbe mai di costruire a Parigi una torre davanti alla Torre Eiffel o a Londra un edificio di fronte al Big Ben» perché «si tratta di simboli che rappresentano la città come è l’Empire per New York». Roth oppone un approccio differente, ovvero «Manhattan non è mai stata immobile e non può esserlo ora, l’Hotel Pennsylvania è senza inquilino, noi vogliamo ristrutturarlo e rilanciarlo perché ciò dimostrerà che stiamo ancora una volta ricostruendo New York».

A complicare il dilemma del sindaco c’è il fatto che Roth ha messo sul piatto l’offerta di contribuire al rimodernamento di Penn Station mentre Malkin aggiunge motivazioni molto personali: «Vornado ci avrebbe dovuto informare su cosa aveva in mente di fare, invece ci hanno fatto solo una veloce telefonata all’ultimo minuto». Come dire, neanche il galateo dell’immobiliare è stato rispettato.

Al momento Roth sembra favorito: il Consiglio cittadino non ha mostrato troppa attenzione alla tutela dei presunti privilegi storici dell’Empire, il presidente della zona di Manhattan Scott Stringer si è detto a favore e la «Planning Commission» ha approvato il progetto apportando solo minori modifiche strutturali.

Ma Malkin non si dà per vinto e per convincere Bloomberg a mettere il veto si richiama al precedente della «MoMa Tower», la nuova sede del Museo di Arte Moderna sulla 53esima strada disegnata da Jean Nouvel a cui è stata imposta in maggio una riduzione di 61 metri dei 75 piani originali proprio per non alternare lo skyline di Manhattan. «Perché deve essere consentito all’anonimo edificio di Roth quello che non è stato permesso al gioiello architettonico di Jean Nouvel?» è la provocatoria domanda a cui Malkin affida la sorte del vacillante primato dell’Empire State Building. E dalla sua ha alcuni comitati di cittadini dell’area di Penn Plaza ai quali dà voce Steven Ciancanelli: «Nessuno può mancare di rispetto all’Empire».

Autore: Maurizio Molinari

Fonte: LaStampa.it

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=1764&ID_sezione=58&sezione=

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“Grattacieli più alti del Cupolone”: Alemanno fa cadere l’ultimo tabù

Il sindaco di Roma: intervenire in periferia, servono più alloggi

ROMA

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, auspica che lo sviluppo urbanistico della città passi in futuro anche per una densificazione delle periferie e per la costruzione lì di edifici anche più alti del Cupolone di San Pietro, limite finora mai superato. «Dobbiamo rompere i tabù – ha detto a margine del convegno inaugurale della fiera immobiliare Eire – e invertire un processo che continua a sacrificare allo sviluppo pezzi dell’agro romano». Il sindaco ha precisato che «la città storica deve mantenere l’antico vincolo di non superare il Cupolone, ma nella periferia dobbiamo poter costruire anche in altezza». «Roma fino ad ora – ha continuato nel suo intervento al convegno – è stata un esempio negativo di sviluppo urbano. Accanto al centro storico più importante al mondo, per decine di anni è infatti cresciuta una città in forma dispersiva e contraddittoria, con grande sperpero di territorio e crescenti problemi di mobilità».

Le difficoltà nella costruzione di nuove linee di metropolitana, ha infatti osservato il sindaco, non sono solo legate alla ricchezza archeologica del sottosuolo, ma anche al fatto che raggiungerebbero bacini di utenza troppo bassi a causa della diffusione dispersiva delle periferie. Da qui la necessità di aumentare la densità delle aree periferiche, anche con la costruzione di altri grattacieli come l’Eurosky dell’Eur, che sarà pronto nel 2011 e sarà l’edificio residenziale più alto d’Italia. «È in corso un dibattito urbanistico – ha proseguito Alemanno – e dobbiamo vedere come e dove densificare la periferia della città. L’importante è fermare la crescita a macchia d’olio, ci sono spazi importanti per farlo anche senza salire in altezza».

Il sindaco ha ricordato che qualsiasi decisione passerà comunque per un confronto in Consiglio comunale e per una consultazione popolare. Il blocco di referendum previsti per la prossima primavera «su alcune grandi scelte importanti per la città» includerà anche un quesito sull’ipotesi di far crescere in altezza le periferie. Alemanno ha citato anche la necessità di puntare sull’housing sociale con la realizzazione di circa trentamila alloggi, di cui seimila di edilizia popolare.

Fonte: LaStampa.it

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201006articoli/55774girata.asp

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