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Geithner: i danni dei Subprime sono ancora profondi urge la riforma dei Mutui Immobiliari

Il segretario Usa al Tesoro, Timothy Geithner ha invitato il Congresso ad accelerare la riforma del settore dei finanziamenti immobiliari (house financing), che include anche i colossi dei mutui Fannie Mae ed Freddie Mac.

Timothy Geithner

«Ci auguriamo di lavorare assieme – ha detto – per approvare una riforma complessiva nei prossimi due anni». E poi ha aggiunto: «Non agire significherebbe esacerbare le incertezze del mercato lasciando aperte molte delle crepe che ci hanno portato a questo punto». I danni creati dalla crisi dei mutui subprime, ha detto, sono ancora «molto profondi». Milioni di americani «rischiano ancora di perdere le loro case»

Geithner ha parlato nel corso di un’audizione davanti alla commissione sui servizi finanziaria della Camera, la cui maggioranza attualmente è in mano ai repubblicani. Il presidente Barack Obama nel febbraio scorso ha presentato al Congresso una riforma complessiva del settore, che include un progressivo smantellamento di Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie parastatali finite sull’orlo del default alla fine del 2008 e salvate dal governo americano.

Secondo Geithner la riforma richiederà almeno 5-7 anni per essere portata a termine. «Siamo convinti – dice – che i passi che abbiamo intrapreso siano quelli giusti, una fretta eccessiva sarebbe controproducente e potrebbe destabilizzare il mercato finanziario immobiliare, o perfino danneggiare la ripresa».

Fonte: IlSole24Ore.com

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-03-01/geithner-danni-subprime-sono-190806.shtml?uuid=AaUvufCD

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Se c’è una cosa che il Presidente Barak Obama sa fare bene, oltre a vincere riconoscimenti internazionali sulla fiducia, è prendere decisioni controverse in ambito di politica interna.

Barack Obama

Dopo il faticoso processo di riforma della sanità, avversato da numerose fazioni vincolate a Big Pharma, viene colpito un altro pilastro dell’american way of life: il mutuo trentennale. Non si tratta tecnicamente di un attacco diretto, ma di una possibile conseguenza della nuova politica statale di gestione dei mutui nel mercato immobiliare.

L’amministrazione Obama intende alzare il costo dei prestiti e la quota delle caparre come azione fondamentale per la “ristrutturazione” del mercato immobiliare. Si crede che in questo modo, rendendo di fatto meno semplice l’accesso al credito, si possano limitare gli eccessi raggiunti dal mercato del mattone da arredare agli inizi della ancora “vigente” crisi economica internazionale.

Una delle mosse chiave comprese in tale manovra riguarda i due giganti federali dei mutui, Freddie Mac (nomignolo dato alla Federal Home Loan Mortgage Corporation) e Fannie Mae (Federal National Mortgage Association), che andrebbero di fatto lasciati alla propria sorte, verso un possibile decesso, come di certo dovrebbe accadere a delle compagnie non produttive in un sistema liberale. In un discorso tenuto il passato venerdì al Brookings Institute, il Ministro del Tesoro, Timothy F. Geithner, ha sostenuto la tesi che ritiene eccessivo il supporto governativo americano al mercato immobiliare e che spinge all’eliminazione dei due istituti federali sopra citati.

Quest’ultima non sarà di certo un’operazione semplice: lo stesso Geithner ha fatto notare come l’amministrazione avrà bisogno di circa sette anni per portarla a compimento, dovendo dunque di fatto delegare ai prossimi inquilini della Casa Bianca le tappe conclusive di questa smobilitazione. Attualmente, il governo si propone di rendere più costosi i mutui offerti “dallo Stato”, in modo da far diventare più competitivi quelli generosamente elargiti dalle compagnie private. In parole povere: il costo del denaro per chi vuole accasarsi verrà generalmente livellato verso l’alto. Si punta inoltre a ridimensionare la Federal Housing Administration, agenzia governativa attiva nell’assicurazione di prestiti offerti da banche e lenders privati per l’acquisto di beni immobili. L’idea è quella di ridurre il valore massimo copribile dei prestiti ed alzare al 5% il valore delle caparre.

Timothy F. Geithner

I principali rischi di questa manovra, che in teoria dovrebbe soddisfare le spinte all’indipendenza da uno “Stato invasivo, ficcanaso e comunista”, ricadono proprio sui cari e beneamati consumatori. Per rendere il mercato del credito immobiliare più sicuro, vi si taglia l’accesso: non si cerca però di migliorare genericamente il tipo di “clientela”, potenziando ad esempio i controlli sui borrowers, ma si agisce in maniera molto più drastica, rendendo tutto il mercato del credito immobiliare più costoso.

E’, di fatto, una decisione in linea con il liberale – o meglio, liberista – spirito americano, che vuole che ognuno ottenga quello che si può permettere a suon di soldoni: come è stata presa male la riforma sanitaria, al grido di “non pago per la salute di un altro”, si dovrebbe prendere bene anche questa imparziale decisione.

Ci si compra la casa solo nel caso in cui si sia in possesso dei soldi per comprarla. Peccato però che la benpensante opinione pubblica americana non la pensi tutta così: gli stessi che non vogliono pagare per il vicino di casa, fanno il diavolo a quattro se non hanno la possibilità di pensare ai fatti propri. Gran parte delle associazioni dei consumatori, assieme a gruppi di agenti immobiliari (guarda un po’) e piccole banche sono uniti nel chiedere la sopravvivenza di Freddie e Fannie: per il portavoce della Consumer Federation of America Barry Zingas, abbandonare dopo 70 anni l’impegno al supporto al credito immobiliare significherebbe privare i consumatori americani della possibilità di indebitarsi in maniera accettabile. Inoltre, il rallentamento del mercato del credito nuocerebbe anche ai prestatori di ogni dimensione, privandoli di un flusso di capitale stabile.

Fedeli ai loro ideali, i Repubblicani tutti plaudono a tale decisione governativa. La fazione avversa ad Obama è sempre stata contraria al crescente ruolo dei due lenders statali, e li accusa di aver contribuito largamente alla crisi, se non di averla causata in primo luogo (cosa per altro non del tutto falsa). Ecco, magari si dovrebbe fare anche riferimento alla cretineria dei debitori, ma questo non è un articolo di psichiatria. Tornando in argomento, basti ricordare comunque che la fazione degli epici Bush e McCain ritiene che la manovra in questione debba seguire pochi e rapidi passi, in contrasto a quanto proposto dagli stessi democratici, che vogliono comunque una serie di tagli lenti e graduali.

Inutile dire che la stessa “sinistra” americana abbia criticato ampiamente la proposta obamiana: numerosi membri del Congresso militanti nel partito democratico, hanno espresso le proprie perplessità – sino al dissenso totale in alcuni casi – su di un tema che di fatto penalizzerà gran parte dei cittadini statunitensi ansiosi di accasarsi. Il fatto che il dirigente della JP Morgan Chase, William M. Daley, sia stato nominato “chief of staff” da Obama in persona, accanto all’accordo bipartisan sul blocco delle tasse per i più ricchi, hanno contribuito a fomentare il disprezzo dei liberal più assennati nei confronti del mediatico presidente.

Nonostante la manovra sia ancora in divenire, non resta che fare alcune considerazioni del caso. In primo luogo, vediamo che il Presidente si è deciso a ridimensionare per poi sopprimere due enti che mal si inseriscono in un sistema liberista come quello statunitense: in punto di teoria, la decisione è corretta. Si lima un aspetto che rendeva spurio un sistema che pretende di essere al 100% private-led.

Gioiranno i membri del tea party, contenti anche i repubblicani e gran parte dei cittadini “non affiliati”. Il piccolo problema è che questo aspetto “anomalo” rendeva gestibile il mercato del credito anche per i meno abbienti, categoria sempre più affollata in tempi di crisi come questo. Bisognerà comprendere in questa rimozione graduale con quale intensità saranno colpiti i consumatori, e sapendo che la seconda metà di tale compito ricadrà nella prossima legislatura, la qualità dei risultati sarà tutta da vedere, con i personaggi che si aggirano negli altri lidi.

In secondo luogo, sarà interessante vedere l’effetto generale che tale operazione avrà sul consenso verso Obama: i suoi sono già incavolati, gli avversari per ora ringraziano, ma di certo non cambieranno alleanza per così poco. In ogni caso, la discussione congressuale mostrerà meglio gli umori di pubblico e rappresentanti a Washington. Al momento, nei panni di un cittadino americano “senza fissa dimora”, si starebbe sicuri solo avendo un parente stretto anziano proprietario di casa con problemi di salute. Il parente, non la casa.

Autore: Giuliano Luongo

Fonte: AltreNotizie.org

http://www.altrenotizie.org/economia/3832-il-mutuo-a-stelle-e-strisce.html

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Intervista esclusiva con Ben Fry, giovanissimo Investitore Immobiliare.

Come anticipato, abbiamo posto in esclusiva qualche domanda a Ben Fry, 21enne di Cincinnati, in Ohio, di cui abbiamo già scritto qualche giorno fa, e alla cui storia molti di voi si sono interessati.

Andrea – Grazie Ben di aver accettato questa intervista. La prima domanda è abbastanza scontata, ma mi è quasi d’obbligo porla. Cosa ha spinto un ragazzo di soli 21 anni ad affacciarsi al mercato immobiliare direttamente, proprio in un momento di forte difficoltà sia per gli agenti immobiliari che per gli investitori?

Ben Fry

Ben – Grazie a te Andrea di avermi voluto ospitare e aver dato notizia della mia storia. Tornando alla tua domanda, io credo che la casa sia generalmente l’acquisto più importante che chiunque possa fare durante la propria vita. Per quel che mi riguarda penso che sia fantastico poter dire che io mi occupi di compravendite immobiliari. E’ di certo un ottimo business in cui introdursi, perché la gente avrà sempre bisogno di comprare casa. Non credo, d’altronde, che il problema sia cosa possa dire il mercato.  Può esserci un tempo buono per vendere e uno buono per acquistare, e adesso è di certo un buon momento per acquistare.

A. – Hai fatto il tuo primo acquisto, trattando un immobile pignorato direttamente con la banca. Ti sei mai trovato a trattare direttamente con persone fallite o con pignoramenti in corso?

B. – E’ vero, il mio primo acquisto è stato un immobile pignorato che ho contrattato direttamente con la banca. Ad oggi non ho mai trattato in maniera diretta con persone in difficoltà economica.

A. – Pare che il Presidente Obama sia interenzionato a chiudere Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie statali che erogano mutui. Che effetti potrebbe avere questa mossa sul mercato immobiliare USA?

B. – Il nostro Governo non consentirà mai ad Obama ciò. Fannie Mae e Freddie Mac garantiscono i mutui attualmente accesi, quindi credo sia impossibile.

A. – La crisi immobiliare americana, e i suoi effetti sull’economia mondiale, credi sia davvero legata allo scandalo dei mutui sub-prime?

B. – A mio parere, lo scandalo dei mutui sub-prime ha condotto al collasso il mercato immobiliare degli Stati Uniti. Del resto, chiunque poteva entrare in banca e chiedere di acquistare un immobile da 200mila dollari con un reddito annuo di 20mila, era quindi prevedibile che si sarebbe finiti così.

A. – Pensi che il mercato immobiliare possa ripartire nel breve periodo? Come? Di cosa ci sarebbe davvero bisogno?

B. – Io credo che il mercato possa riprendersi presto. Il peggio è passato, abbiamo già superato l’ondata di pignoramenti conseguenti alla crisi dei sub-prime. Il mercato immobiliare necessita di incentivi statali per chi compra la prima casa, al fine di stimolare la ripresa del settore.

A. – La tua esperienza sta avendo risonanza fuori da Cincinnati, e dagli USA. Cosa si prova ad essere noti anche in Italia, pur essendo ancora tanto giovane?

B. – Sono onorato che la mia storia abbia fatto il giro del mondo. Io spero soltanto che le persone possano trarre ispirazione da ciò che faccio con tanto impegno e perseveranza cercando di trarre guadagno nell’economia attuale.

A. – Nel precedente articolo che abbiamo dedicato alla tua storia, si è sottolineato un segreto del tuo successo che hai tenuto a svelare: chiedere sempre a chi vende il motivo per cui sta vendendo. Potresti dare ai nostri lettori qualche altro consiglio per essere un investitore di successo?

B. – Certamente Andrea, sul mio sito web do 6 consigli chiave che, a mio parere, ogni investitore immobiliare dovrebbe seguire. http://www.fryholdings.com/investing-101

Andrea – Grazie mille Ben, conto che ci terrai aggiornati sui tuoi futuri investimenti.

Ben – Grazie a te Andrea, e a tutti i lettori di 1001casablog.com che mi hanno contattato in tanti negli ultimi giorni, cosa che mi ha reso molto orgoglioso.

Autore: Andrea Russo

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