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Nomisma, “congiuntura immobiliare in Italia”

(Teleborsa) – Roma, 27 nov – In un contesto globale dove la caduta dei volumi delle attività economiche è stata enorme, i dati della contrazione nei mercati immobiliari globali sono stati impressionanti: nel solo 2008 gli investimenti in immobili per le attività economiche sono calati nel mondo quasi del 60% e nei primi tre mesi del 2009 si sono praticamente azzerati. Lo si legge nel terzo rapporto sul mercato immobiliare pubblicato dal Nomisma.

Solo successivamente si è iniziato a notare una certa ripresa, anche se si è ancora lontani dai volumi di compravendite precedenti la crisi.

In Italia è accaduto qualcosa di simile, ma limitatamente al segmento su cui operano investitori istituzionali come i Fondi Immobiliari.

Anche per questi è valso l’effetto di deleveraging che ha prosciugato l’ammontare globale degli investimenti, con la conseguenza che le poche operazioni effettuate si sono realizzate con consistenti sconti sui valori del 2007 e al prezzo di yield elevati che solo recentemente hanno iniziato a stabilizzarsi.

Occorre al proposito osservare che, mentre nel settore residenziale o in quello in cui si svolgono le operazioni al dettaglio e che riguardano gli investitori non istituzionali i prezzi medi sono calati leggermente assieme ai canoni di locazione, ben più consistente è stata la riduzione dei valori nel caso delle operazioni di maggior taglio, così che i rendimenti nella fase acuta della crisi sono schizzati verso l’alto, ma oggi paiono.

In termini di valore economico l’effetto della riduzione (forte) dei volumi e (debole) dei prezzi si è tradottoin un consistente prosciugamento del mercato immobiliare che cala da un fatturato di oltre 150 miliardi di Euro nel 2007 a circa 110 miliardi di Euro nel 2009 con un arretramento di circa il 30% nel biennio.
Il terzo trimestre, infatti, si chiude, come osservato, con un contenuto ma ulteriore calo delle compravendite di abitazioni, più marcato a Firenze, Milano e Torino, un calo che, se lo si cumula a quello dei trimestri precedenti, significa che oggi la dimensione del mercato della casa nei capoluoghi è inferiore del 30,8% rispetto all’inizio del 2007, così come nei comuni non capoluogo è inferiore del 32,1% sempre sul 2007, ovvera prima dell’inizio della crisi.

Fra gli immobili per le attività economiche solo quelli ad uso produttivo hanno dall’inizio 2007 un andamento meno negativo di quello della casa, anche se l’ultimo trimestre ha segnato pure per questi e anche per gli altri a destinazione “economica” un passaggio più duro rispetto al settore residenziale.

Per tutto il comparto per l’impresa è stato nel Nord del Paese che le transazioni sono maggiormente calate. Il produttivo da inizio 2007 registra così un calo delle transazioni del 26,2% mentre terziario e commerciale scendono addirittura del 38%.

Anche il terzo trimestre del 2009 per gli immobili d’impresa è stato mediamente assai negativo e spicca in senso negativo Milano dove la contrazione del mercato (rispetto al terzo trimestre del 2008) per tutte le tipologie immobiliari si colloca ben sopra il 30%.

L’indicazione macroeconomica fondamentale sostiene che il punto più basso della recessione sarebbe stato toccato nel marzo-aprile di quest’anno e da allora i segnali di recupero si sono intensificati. Restano sul tappeto italiano temi di criticità come la fragilità del sistema finanziario, l’insufficiente espansione del credito, l’entità del debito pubblico, l’aumento della disoccupazione o l’inadeguato aumento della produttività, ma anche indicatori promettenti come la ripresa della crescita del PIL, della produzione e della domanda.

Il mercato immobiliare internazionale pur importanti eccezioni sembrerebbe stabilizzarsi e progressivamente tornare ad espandersi, anche se permangono molte incertezze sul fatto che abbia o meno imboccato decisamente la via della crescita. In Italia la situazione è ugualmente incerta. Gli investitori ancora oscillano fra la forte preferenza per la liquidità elaborata nel momento peggiore della crisi e aspettative non rialziste sui valori. Gli utilizzatori ancora non vedono nell’espansione dell’economia le condizioni per tornare a investire e ad espandere l’occupazione.

Le necessarie politiche di rilancio latitano fra la scarsa consapevolezza della rilevanza macroeconomica che avrebbero e le difficoltà tecnico-politiche di cui si sono avuti esempi nei piani casa annunciati ma sin qui arenati nonostante fossero stati proposti, anche e soprattutto, in termini anticongiunturali.

Restano così consegnate al naturale riavvio dei meccanismi di investimento-utilizzo le possibilità di una rapida ripresa dopo lo shock di una crisi che nel volgere di due anni ha ristretto il mercato, combinando l’effetto prezzo e quello quantità, in misura certamente superiore al 30%.

Fonte: Repubblica.it

http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20091127&fonte=TLB&codnews=688

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Inps, dalla cartolarizzazione ai fondi immobiliari

A fine settembre, il commissario straordinario dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, esperto di finanza e già consigliere dello stesso istituto dal 2004, dichiara: “L’Inps sta dando inizio” a una gestione più razionale del patrimonio immobiliare. L’ente ha deciso di affidare ad un soggetto terzo la gestione del patrimonio per renderla più efficiente ed efficace”. Ebbene, mentre si sta dialogando con il ministero dell’Economia e delle Finanze per risolvere il contenzioso giudiziario in corso sui cosiddetti immobili di pregio intervengono alcuni incontri tra i ministeri vigilanti (Economia e finanze e Lavoro) e gli enti previdenziali nel corso dei quali questi ultimi rappresentano le proprie diversità in termini di patrimonio da gestire e di organizzazione soprattutto in relazione al patrimonio restituito ai sensi dell’art. 43-bis della L. 14/2009 (patrimonio ex- Scip). In realtà fa tutto parte di un disegno ben preciso, preordinato come sempre dal ministero dell’Economia e delle Finanze che, conclusa la stagione delle cartolarizzazioni, spinge sulla creazione di fondi immobiliari. Per questo, gli enti, manifestano la necessità di avere una uniformità gestionale del patrimonio riacquistato dalla Scip e di quello residuo già di sua proprietà mediante il ricorso ad un unico e più organico strumento di valorizzazione chiedendo subito la collaborazione ed il supporto tecnico di Via XX Settembre in considerazione “della competenza ed esperienza sulla specifica materia”. La Direzione VIII del Dipartimento del Tesoro indica le linee guida per gli Enti: valutare (per il patrimonio ex Scip) la possibilità di apportare modifiche alle procedure di vendita esistenti e la convenienza a realizzare operazioni finanziarie rispetto alla prosecuzione diretta delle vendite; avviare – per il restante patrimonio da reddito la puntuale ricognizione tramite l’Agenzia del Demanio e la valutazione dello stesso tramite l’Agenzia del Territorio. Il primo ente a muoversi è l’Inps. Mastrapasqua adotta subito una determinazione per la “valorizzazione del patrimonio immobiliare da reddito mediante la costituzione di un Fondo Immobiliare ad apporto privato” avviando di fatto il piano per la costituzione del fondo immobiliare, in cui farvi confluire il patrimonio dell’ente mediante una Sgr che avrà il compito di gestirlo. Si attiva nel contempo l’Agenzia del demanio per la ricognizione del patrimonio e l’Agenzia del territorio per una valutazione dello stesso ai sensi del comma 14 dell’art. 43-bis.
Insomma, dopo che il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps ha anche approvato all’unanimità i criteri generali del piano predisposto dal Commissario, ci si è incamminati in una strada che ha l’obiettivo di valorizzare il patrimonio da reddito dell’Istituto attraverso: la costituzione di un comitato guida e l’individuazione di uno studio legale di supporto per predisporre il trasferimento dei contratti in essere e valutare la trasferibilità di tutti gli asset.
In questa valutazione si dovrà tener conto che una fetta del patrimonio ex Scip è interessata da un rilevante contenzioso giudiziario. Non è pensabile che in capo agli enti rimanga la gestione solo di questo pacchetto di immobili che in ogni caso è destinato alla vendita fatti salvi i diritti spettanti agli inquilini. Alla luce di queste considerazioni mi auguro che nell’ambito della due diligence che l’Istituto si appresta a fare, possa trovare finalmente spazio una soluzione transattiva del contenzioso in corso.
*c oordinatore nazionale
inquilini immobili di pregio

Fondi Immobiliari, il settore sente la crisi ma continua a crescere

(Teleborsa) – Roma, 29 set – Nel corso dei primi sei mesi dell’anno il settore dei fondi immobiliari italiani ha dato prova della sua capacità di consolidamento. I dati rilevati da Assogestioni e Ipd evidenziano ancora un aumento dell’attivo gestito, una crescita del patrimonio sorretto dall’aumento del numero dei prodotti e da flussi di raccolta positivi per 548 milioni di euro.
Il patrimonio cresce del 1,4% e nel corso del periodo di riferimento passa da 20,2 miliardi, rilevati lo scorso semestre, a poco meno di 20,5 miliardi di euro. In un anno la crescita è stata pari al 1,9%.
Il numero di fondi censiti arriva a quota 143 unità. Da gennaio a giugno si sono aggiunti nove nuovi prodotti destinati ad investitori qualificati. Cinque di questi sono fondi speculativi, sei sono costituiti mediante apporto e tre in modo ordinario. Secondo la rilevazione presentata oggi dei 143 fondi operativi, 119 sono riservati ad investitori istituzionali e detengono un patrimonio di 14,6 miliardi di euro. I Fondi Retail sono 24 e detengono asset per oltre 5,8 miliardi di euro.
Le attività, cresciute del 6,4% su base annua e del 2,1% in sei mesi, si attestano a quota 35,4 miliardi di euro. Al termine del semestre l’81% dei fondi ha fatto ricorso alla leva. Rispetto allo scorso semestre il grado di utilizzo delle operazioni di finanziamento è rimasto invariato per i Fondi Riservati che si sono indebitati per il 77% delle loro possibilità. Per i Fondi Retail il livello di indebitamento è in lieve crescita e pari al 60% della quota ammissibile (alla fine del 2008 era il 58%). Per quanto concerne la Composizione delle Attività, l’investimento principale per entrambe le tipologie di fondi è ancora in immobili. I Fondi Riservati vi investono l’88,2% contro l’84,9% dei Fondi Retail.
Per quanto riguarda l’Asset Allocation per destinazione d’uso si osserva che gli investimenti del settore immobiliare avvengono in prevalenza nel settore Uffici: il 58,8% per i Fondi Retail e il 49,6% per quelli riservati. La seconda destinazione d’uso scelta da entrambe le categorie è quella Commerciale: 22,7% degli investimenti complessivi dei Fondi Retail e il 16,2% per quelli riservati. Al terzo posto per gli investimenti dei Fondi Retail il settore della logistica perde appeal e lascia il posto a quello turistico/ricreativo, con impegni per il 5,6%. Per i Fondi Riservati al terzo posto si trova la destinazione d’uso denominata Altro (rappresentata principalmente da caserme, centraline telefoniche e terreni) nella quale investono il 11,5% degli impieghi.
Dal punto di vista dell’Asset Allocation geografica, il Nord Ovest e il Centro sono le aree in cui si registrano i principali investimenti in immobili. I valori per i Fondi Riservati si attestano a quota 45,6% e a 45,1% per i prodotti Retail. Le esposizioni al Sud e nelle Isole continuano a decrescere progressivamente per i Fondi Riservati, che vi investono il 9,4% delle risorse.
Gli investimenti all’Estero continuano a contrarsi e nel corso del semestre in esame scendono a quota 2% degli impieghi complessivi.

Fonte: Repubblica.it

http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20090929&fonte=TLB&codnews=722

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