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Tutta questione di onestà, almeno intellettuale

onestà intellettualeCi siamo, eccoci pronti ad archiviare il 2014, a fare i conti con i bilanci personali, a snocciolare previsioni, a fare all’incirca le stesse cose fatte anche nel 2013 più o meno in questi giorni. Oggi è il giorno in cui si chiude un anno e ci si prepara per aprirne uno nuovo, diverso. Forse. Leggi il resto di questa voce

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Due volte Capodanno

due volte capodannoCredo che sia ormai ufficiale, in Italia il Capodanno lo si festeggia (almeno) due volte l’anno! E se la data che sancisce, secondo il calendario, l’inizio di un nuovo anno resta sempre il giorno 1 di Gennaio, è altrettanto vero che il 15 Agosto non è da meno, fuochi pirotecnici compresi.

Così, ecco che il sistema Italia (quel claudicante mix di economia-politica-società) si ferma per un mese con una programmazione scientifica della cosa, spesso più scientifica di ogni altra programmazione aziendale.

La prima settimana di Agosto (ultimi giorni di Luglio compresi) serve tendenzialmente ad aggiustare  gli ultimi accorgimenti per le due/tre settimane successive (ovvero quelle del meritato riposo), mentre l’ultima settimana di Agosto (primi giorni di settembre compresi) è necessaria per riassorbire il jet lag (ovvero il riprogrammare la sveglia) e il trauma del post ferie. Premesso che è giusto riposare, viaggiare, svagarsi e soprattutto fuggire ad una canicola estiva insopportabile, sarà anche corretto ammettere che nel frattempo il Mondo va avanti e non aspetta? Che poi, la scusa “tanto ad Agosto non c’è nessuno” non vale, in quanto, primo non è esattamente vero e, secondo, se tutti decidiamo di andare bellamente in vacanza nello stesso momento, non è mica colpa più del prossimo che nostra. Eppure, ad Agosto, l’Italia è chiusa per ferie e al rientro i proclami sull’inizio del nuovo anno lavorativo si sprecano; come se fossimo tutti calciatori, o studenti, per cui rispettiamo calendari calcistici o accademici. In realtà, i giorni di un anno sono 365 da Gennaio ad Dicembre, e se iniziamo a depurarli da tutti quei giorni (domeniche, festività, ferie e capodanni vari) in cui non si è produttivi, non è che ne restino poi tanti, ma devono essere comunque sufficienti a rendere produttivo un intero anno e non frazioni dello stesso.

Del resto in Italia è tutta colpa dei politici, che anche loro vanno in ferie tutto Agosto, con la solita polemica anti-casta, e ci fanno ritrovare al nostro rientro un’Italia uguale a quella pre-ferie. Come se qualcun’altro dovesse lavorare per noi mentre noi ci riposiamo, politici inclusi.

Fortunatamente non vale per tutti, o meglio, non tutti interpretano il fatto che abbiamo scoperto di avere due Capodanni (adesso manca solo che ci dicano che abbiamo due Soli) come una valida ragione per giustificare la voglia di festa (!)

Dato che questo è un blog che ha come focus il mondo immobiliare, è chiaro che questo post è riferito agli operatori del settore immobiliare e non certo a tutti quei lavoratori che hanno riconosciuto da contratto il diritto a ferie retribuite, che quindi sono autorizzati per legge a rallentare i ritmi dell’Italia durante il sacro mese d’Agosto. Ma chi questo diritto non lo ha per legge fugge ad ogni logica che vorrebbe un uso meno scanzonato di diverse settimane di un anno difficile. Certo, il mercato langue, è al lumicino, l’immobiliare è ridotto ad un campo di battaglia in cui si spara perfino sulla croce rossa impersonata dalla categoria degli agenti immobiliari passati nel giro di brevissimo tempo dalle stelle alle stalle. Ed è diventato uno sport nazionale accanirsi contro gli operatori del settore, rei di lamentarsi troppo e ingegnarsi troppo poco. Facciamo che questo rientro, questa ripartenza, questo nuovo anno lavorativo (sic!) possa essere davvero quello della riscossa? Che tante voci che all’unisono intonano canti di guerra al rientro lavorativo paragonandolo a missioni militari e battaglie epiche, trovino motivazione e forza per riprendere in mano il proprio lavoro, senza vituperarlo, ma accettando che non bastano proclami e reclami per migliorare questa situazione, ma occorre consapevolezza e visione perché due volte Natale non significhi anche duri e lunghi inverni di fredda inattività.

A. R.

twitter @andrearussore

Il Principio di Pareto e l’Immobiliare

principio di paretoMolti di voi avranno sentito parlare almeno una volta del Principio di Pareto, che, per chi non lo conoscesse, è quel Principio secondo cui “la maggior parte degli effetti è dovuta ad un numero ristretto di cause” (fonte wikipedia).

In altre parole, ad esempio, possiamo affermare che la maggior parte di un mercato è in mano ad un numero ristretto di operatori.

Il Principio di Pareto è anche comunemente detto Legge 80/20, in quanto empiricamente è assunto che l’80% di un mercato (restando all’affermazione di cui sopra) è in mano al 20% degli operatori coinvolti.

Questa osservazione è valida nei diversi ambiti, dall’economia in poi, come per quanto concerne la distribuzione della ricchezza che risulta detenuta per oltre l’80% è detenuta dal 20% della popolazione.

Nel settore immobiliare questa proporzione fotografa la situazione relativa ai soggetti attivi nell’intermediazione: l’80%  lamenta uno stop quasi totale delle transazioni, mentre il 20% continua a concludere delle trattative. Inoltre, quello stesso 20% intermedia fino all’80% del mercato disponibile.

La mia osservazione empirica, che non ha alcun fondamento scientifico, è frutto di esperienza quotidiana: ogni 10 agenti immobiliari con cui mi confronto, 8 lamentano disagi a vari livelli e la conseguente difficoltà di mercato, e 2 pur tra gli stessi disagi concludono con costanza delle operazioni e provano sempre a migliorare le proprie prestazioni proattivamente.

Questa proporzione non è nuova, anzi è sempre esistita anche nel campo della mediazione immobiliare, ma è chiaro che la contrazione del numero di compravendite ne ha acuito gli effetti.

Il mercato si sta polarizzando sempre di più, diventando selettivo e premiante.

Del resto, bisogna fare sempre i conti con una legge non scritta ma reale, per cui in ogni competizione, in ogni evento nel quale ci si confronta con dei risultati, arriveranno dei verdetti di cui non resterà che prendere atto.

Ciò di cui sono certo è che nessuno decide per noi se dobbiamo far parte dell’80 o del 20, ma questo è piuttosto il risultato frutto delle nostre scelte e delle nostre decisioni. 

Ovviamente per molti è una scelta di comodo quella di accettare di condividere una situazione di disagio da imputare ai più disparati fattori esterni, accusando addirittura gli altri (soggetto tanto generico quanto definito) di essere la causa della propria condizione. Stranamente, al contrario, chi si impegna per esser tra quel 20% virtuoso, non soltanto non si lamenta dei problemi con cui sa di doversi rapportare, ma spesso cerca di essere d’aiuto e d’esempio positivo, anche inconsciamente, per quelli che si trovano in difficoltà e che da soli non riescono a trovare le soluzioni.

Gli effetti sono conseguenti alle cause, e noi siamo la causa qualunque sia l’effetto che ne deriva.

Diciamoci la verità, è vero che viviamo in un mondo brutto, sporco e cattivo, violento e irriconoscente, che c’è l’IMU, la Crisi, il Governo, e la stretta del credito, ma è anche vero che con questa realtà tutti ci confrontiamo tutti i giorni, e per cambiarla non esiste altro modo che viverla e affrontarla senza paura.

A.R.

twitter @andrearussore

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