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I vantaggi di un investimento immobiliare in Francia

Lo stato francese, dal 1947, incoraggia i contribuenti francesi e stranieri a investire nell’affitto di appartamenti arredati grazie allo statuto LMNP (Loueur en Meublé Non Professionnel – Locazione di un immobile arredato a titolo non professionale), uno statuto stabile e disciplinato dal codice civile francese.

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Spending Review Immobiliare

Spending Review ImmobiliareCome ridurre i costi senza tagliare i servizi

Ogni anno nuove parole entrano di diritto nella nostra quotidianità. Spending review è uno di quegli inglesismi che abbiamo dovuto implementare al nostro vocabolario in questi ultimi anni segnati dalla ricerca di una via d’uscita dalla crisi. Infatti, la spending review è proposta a più ripetizioni come soluzione ai problemi che ci attanagliano e che sono quasi tutti legati all’assenza pressoché totale di sufficienti risorse economiche, e alla mala gestio del passato (e anche presente).

Si parla dunque quotidianamente di tagli alla spesa pubblica, orizzontali verticali lineari poco importa, necessari per trovare copertura economica utile ad affrontare investimenti non differibili (anche se non sempre convidisibili).

La razionalizzazione dei costi come mantra da ripetere all’infinito sperando che basti, ma che in Italia, dove lo Stato va avanti a colpi d’aumento del debito pubblico, è poco credibile.

Nel settore immobiliare il calo dei redditi degli operatori è evidente, e per il principio prima esposto forse è il caso di spendere meno (meglio) per la propria attività. Così buona parte delle agenzie immobiliari e dei singoli operatori hanno in primo luogo sforbiciato gli investimenti pubblicitari, che hanno subito drastici legati soprattutto all’abbandono delle pubblicazioni cartacee a favore del meno dispendioso web, per passare poi alle location (si riscoprono gli uffici a discapito dei negozi su strada) e al personale (sempre meno agenzie possono annoverare nel loro staff una segretaria o assistente d’ufficio). Il risultato è che meno spesa non sempre significa maggior resa, anzi. Nella mediazione immobiliare che è, di fatto più che di diritto, un business legato alla fornitura dei servizi, se abbassi il livello del servizio quasi certamente ti troverai di fronte ad un ribasso anche degli utili, in quanto un mercato come quello attuale vuole e premia la qualità.

La revisione della spesa è un processo virtuoso che genera vantaggi soltanto se consente di mantenere elevati standard.

D’altronde si può sempre scegliere tra aumentare le proprie performance e i propri fatturati che garantiscono così risorse necessarie per gli investimenti in un equilibrio di costi e ricavi, o attivare sinergie ed economie di scala che consentano di continuare ad operare mantenendo i servizi necessari lavorando sulla voce costi per stabilizzare i ricavi. Puntare soltanto su se stessi, o unire le forze, questo è il punto.

Un modello di business che consente il giusto mix tra migliore spesa e maggior resa è quello dato dalla formula dello studio associato, dove per studio non si intende soltanto lo spazio fisico ma tutte quelle attività che sono utili al benessere comune.

La ripartizione dei costi, la possibilità di fare gruppo d’acquisto, l’opportunità di fare investimenti pubblicitari condivisi, consente di destinare agli investimenti una cifra minore da parte del singolo ma che in proporzione cresce esponenzialmente con l’aumentare del numero degli aderenti.

Ciò che amo definire: condividere per moltiplicare.

“Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce la scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo due idee.” Parole pronunciate da George Bernard Shaw più di sessant’anni fa, che a me suonano attualissime.

A.R.

L’agenzia è mia e me la gestisco io

condivisioneDato per certo che le vendite sono crollate, che mutui non se ne erogano, e che i prezzi devono ancora scendere per allinearsi al reale potere d’acquisto delle famiglie italiane, l’unica evidenza non chiara è cosa motivi l’ostinazione a difendere la posizione, il territorio, la bottega, che dimostra la categoria degli agenti immobiliari. Devo annotare che negli ultimi dodici mesi, la tendenza all’aggregazione è sempre più tangibile, ma siamo ancora lontani dalla svolta. Il concetto per cui “se io ho un cliente, e tu ne hai un altro insieme abbiamo due clienti” non è stato ancora sufficiente a far capire quanto sia fuori tempo l’affermazione “io ho un’agenzia,  tu ne hai un’altra, e insieme abbiamo due agenzie”.

Cosa significa, oggi, avere un’agenzia immobiliare? Significa avere una personale riserva di caccia da difendere, un luogo di culto dove non è concesso predicare altre fedi, un bunker nel quale rifugiarsi in attesa che la guerra finisca? In effetti, alcune agenzie mostrano i segni di un conflitto in corso: vetrine trascurate, luci basse, scrivanie piene di documenti e pratiche da evadere; in altre i titolari (appellativo che rimarca la passione tutta italiana di avere un ruolo di prestigio riconosciuto) sono in piena burrasca, con l’atteggiamento del capitano coraggioso che piuttosto che abbandonare la nave andrà a fondo con essa.

Il motto “l’agenzia è mia e me la gestisco io!” viene pronunciato a denti stretti da quegli agenti immobiliari che non accettano il confronto, che non discutono dei propri metodi, che per partito preso non immaginano possibile migliorare la propria posizione.

Io credo che oggi avere un’agenzia immobiliare significhi soprattutto avere dei costi di gestione elevati, alle volte pazzeschi se si pensa che è un’azienda di servizi. Consegue che tagliare i costi non è la soluzione, perché è allo stesso tempo determinare la fine dell’attività: prima si taglia il servizio di segreteria, poi la pubblicità, e via così fino a chiudere l’agenzia e lavorare da casa, o meglio, cambiare mestiere. Perché se tagli i costi, tagli i servizi, e la clientela ti taglia dal novero degli agenti immobiliari da assumere (che bella espressione, assumere) e determina la fine della tua attività. Molti dicono che così ci sarà una selezione naturale, che molte persone non in grado di affrontare il mercato cambieranno mestiere. Pochi pensano di poter fare questa fine, perché i problemi, spesso, sono in televisione, o fuori dalla porta della propria agenzia.

 Se io ho un’agenzia immobiliare sono qualcuno, perché ho un’attività in proprio, ho i miei clienti, ho il mio marketing, ho il mio sito web, ho la mia casella di posta elettronica, ho la mia vetrina su strada. Se io ho un’agenzia immobiliare, ho un posto di lavoro e sono imprenditore di me stesso. Se io ho un’agenzia immobiliare esisto, poco importa se però non guadagno o guadagno troppo poco. Se io ho un’agenzia e tu hai un’agenzia, noi abbiamo due affitti da pagare, il doppio delle utenze, il doppio dei contratti con fornitori pubblicitari, il doppio di tutto, ma non di clienti.

Non so cosa vi lascerà questo mio pensiero, ma una cosa la voglio sottolineare, se sarete disponibili con il collega dell’agenzia di fronte, avrete i suoi clienti, potreste dividere i costi, e magari non sareste da soli a lottare per sopravvivere, ma avreste qualcuno con cui diventare più forti.

A.R.

twitter @andrearussore

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