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Nell’attesa, affoghi

Se ti agiti mentre stai per affogare ti stanchi prima e vai giù più a fondo in un attimo, se ti agiti nelle sabbie mobili vieni risucchiato più velocemente e non hai chance di salvezza, se non cogli l’occasione di tirarti fuori dagli impicci, ci starai un pò di più, ma alla fine andrai giù uguale.

Non so se ho reso l’idea, per questo ve la rendo più esplicita.

Di certo ci troviamo tutti concordi sul fatto che la situazione del mercato immobiliare, e non solo, sia preoccupante. i dati che vengono fuori sono sempre peggiori: cala il numero di compravendite, scendono i prezzi e la voglia d’acquisto, stringe il credito, aumentano gli oneri burocratici e i carichi fiscali. insomma, se tutto va bene, s’arriva a sera, e poi, domattina, chi riapre? Siamo pronti alla conta dei sopravvissuti? A fronte di tutto ciò, quotidianamente mi imbatto in tre tipologie: il nuovo che cerca di inserirsi nel mercato attuale avviando la sua attività con buona dose di coraggio e non solo, il vecchio che resta agganciato ai successi del passato e a dinamiche superate affrontate con modelli d’attività obsoleti, e chi si rivolge a formule alternative e modelli di business comprovati e adeguati alla situazione attuale.

Da molti, forse troppi, sento dire che il mercato è questo, che bisogna tenere duro, che non è momento di fare investimenti, che non ci sono alternative, e che finché dura si regge, poi si vedrà. E’ una scuola di pensiero altamente diffusa anche in altri ambiti della vita lavorativa e sociale, quella dell’attendere tempi migliori. Come se fosse tutto riconducibile ad un acquazzone passeggero, ad una tempesta che non lascerà strascichi, e che in fondo il meglio che si possa fare è non fare nulla.

E intanto la situazione peggiora, i numeri non mentono. Recessione, regressione, ritorno a situazioni viste dieci o anche venti anni fa. Eppure tutto ciò non è ancora sufficiente ad ammettere che bisogna fare qualcosa, non una cosa qualsiasi, ma qualcosa che possa ridare dignità al lavoro e all’attività che quotidianamente si svolge. Sarà mica normale trascorrere le giornate in ufficio, davanti ad un monitor, in attesa di tempi migliori? Io credo di no. Dico, pensiamo davvero di poter reggere la situazione confidando nelle “botte di fortuna” (ipse dixit), sperando che qualcosa accada per intervento esterno? So bene come ogni cambiamento, anche soltanto ventilato, crei scompiglio tra i detentori della stabilità, quel patto che tiene tutto in equilibrio perfetto, e che appiattisce ogni possibilità di rinnovamento. Lo status quo è da difendere oltre lo status stesso. Non importa se l’inattività ci ponga davanti a difficoltà via via crescenti, è più importante mantenere il rispetto del passato, di qualcosa che ha funzionato, che non funziona più, ma verso il quale si è riconoscenti.

Cambiare non significa stravolgere la propria vita, ma modificare le proprie abitudini e renderle meno abitudinarie, adeguarsi al mondo che a prescindere da noi cambia e si rinnova, liberarsi delle proprie convinzioni e accettare il confronto. Poi ognuno può scegliere se affondare in una comoda attesa, o accettare di trovare un appiglio con cui risalire.

A.R.

twittere / @andrearussore

Novazione

Agire con regole nuove

Rinnovare, innovare, trattengono in sé la novazione, ovvero fare qualcosa in maniera nuova, diversa, senza dimenticare quello che già è.

Per questo è innegabile oggi, come il Mondo si sia innovato e rinnovato e lo faccia quotidianamente, anche se gesti e azioni sono gli stessi da sempre. Ad esempio, sarebbe falso dire che stiamo imparando a comunicare, in quanto è qualcosa che facciamo da quando il genere umano esiste. Nel tempo, però, quest’azione si è innovata, ovvero ha aggiunto nuovi modelli comunicativi e si è rinnovata attraverso l’uso di nuovi strumenti.

Novazione è rivisitare attraverso le tecnologie disponibili ciò che fino a ieri si faceva con strumenti diversi.

Lascio a voi immaginare quante cose abbiamo innovato o rinnovato. Io vorrei concentrarmi in questo momento su quanto sia accaduto e accadrà nell’ambito della comunicazione e della sua applicazione.

Ritengo che sia chiaro a tutti quanto prima il telefono, poi la tv e negli ultimi 20 anni il pc e il web, abbiamo stravolto il modo di comunicare che usiamo a tutti i livelli. Di conseguenza anche l’advertising si è evoluto di pari passo, si è rinnovato facendo uso delle innovazioni tecnologiche. La nuova frontiera, con l’avvento dei telefoni cellulari, è stata la nascita di prodotti ibridi figli della fusione tra telefono, tv, pc. Gli smartphone, assieme ai tablet e a tutti i Pda in genere, sono i nuovi traduttori del linguaggio. Traducono comunicazione (dal latino traducĕre: far passare da un luogo ad un altro), ovvero creano una circolazione di notizie con una rapidità che è definibile come immediata.

La comunicazione si è innovata, ancora una volta, anche a dispetto di chi non ha voluto o vuole accettarlo. La circolarità dei messaggi è frutto dell’interazione di cui siamo partecipi, ricevendo informazioni e accrescendole.

Questo è il principio su cui si fonda sulla rete ogni social network. Funzionava così ogni circolo in cui ci si ritrovava al fine di confrontarsi e accrescere le proprie conoscenze.

L’innovazione passa quindi da qualsiasi gesto, anche dal più semplice, capace comunque di modificare la nostra abitudine.

Sarà per queste considerazioni che ritengo anacronistico e fuori tempo trovarmi ad annotare osservazioni del tipo “Ho fatto sempre così negli ultimi 10/15/20 anni e ho ottenuto sempre grandi risultati”, non già perché non sia possibile, quanto piuttosto perché – soprattutto in periodi medio-lunghi – tutti ci rinnoviamo.

Proprio quando non si pensa di aver volontariamente innescato innovazioni, saranno invece intervenuti fattori esterni che hanno portato il rinnovamento. L’avvento di nuove tecnologie e la loro applicazione, nuove campagne di marketing, l’essersi avvalsi di collaboratori o consulenti che abbiano avuto idee opposte e, per l’appunto, innovative, modifica quanto basta per cambiare le nostre performance, spesso migliorandole.

Sia ben chiaro, nulla ci farà cambiare idea come sarà capace di fare il tempo. 

Per tal motivo, molti hanno già incontrato il cambiamento, proprio perché i tempi sono maturi. Altri il cambiamento l’hanno già tradotto in innovazione e rinnovamento, perché hanno letto per tempo la direzione. C’è chi, invece, ha ancora bisogno di tempo, non per cambiare, ma per rendersi conto di averlo già fatto.

Innovarsi, rinnovarsi, cambiare, aprirsi al confronto sono le chiavi per non perdere la sfida del mercato. Il settore immobiliare non può fare testo a sé.

Andrea Russo

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