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Un unico obiettivo, tanti modi di dire Home Staging.

HSxmicroricettività 7_6_16 (1) Ancora oggi, nonostante l’attenzione che i mezzi di comunicazione gli stanno dedicando, a meno da un decennio dalla sua introduzione in Italia, l’Home Staging è forse più conosciuto di nome che di fatto. Nei miei incontri con le agenzie immobiliari, davanti alle foto che mostrano immobili prima e dopo l’intervento, dopo lo stupore emerge la curiosità su casi che stanno loro a cuore e sui quali immaginano che avrebbero un vantaggio significativo con una presentazione del prodotto-immobile che lo valorizzi e lo metta in gioco davvero sul mercato.

Così approfitto di questo spazio che BlogImmobiliare mi concede per fare chiarezza su alcuni punti ricorrenti: Leggi il resto di questa voce

Professionalmente Professionisti

Imparare, è vivere. Sapere, è morire.

Jacques Séguéla

professionalmente professionistiLa categoria degli agenti immobiliari, come è noto, non ha la possibilità di riconoscersi in un ordine professionale che ne sancisca il titolo di professionisti alla stregua di notai, avvocati, medici, architetti e via così, ma opera di fatto come si conviene ad un professionista. Eppure, chi vuole fare il lavoro di agente immobiliare deve possedere dei requisiti, deve aver frequentato un corso riconosciuto che lo autorizzi all’esame di idoneità all’esercizio dell’attività, sostenere e superare un esame scritto e uno orale, e operare nel rispetto di adempimenti, oneri e compiti non di certo assimilabili a quelli tipici di un commerciante, di un artigiano, o di qualunque altro titolare d’impresa.

Data l’assenza di riconoscimento legale della professione, l’agente immobiliare ha, dunque, un unico modo per imporsi come professionista: essere professionale, ovvero agire come e meglio di un professionista “titolato”. Del resto, a parità di titolo, tra un avvocato e un altro, tra un notaio e un altro, tra un medico e un altro, il cliente sceglie di rivolgersi a quello che a suo giudizio è più preparato e competente.

Preparazione e competenza sono due degli elementi che caratterizzano un “lavoratore” che si voglia dire professionale o professionista. Anche un bravo ebanista si può definire un abile professionista, in quanto adempie con professionalità al proprio lavoro, e lo stesso vale per ogni altro artigiano. In qualsiasi ambiente lavorativo, la differenza tra due operatori è riscontrabile nelle qualifiche proprie del soggetto.

Appare evidente come uno degli investimenti più importanti che deve essere disposto ad affrontare un agente immobiliare sia quello sulla propria professionalità.

La competenza si acquisisce sul campo, e si affina con l’esperienza, ovvero con la pratica costante, ma non può prescindere dallo studio.

Pratica e teoria non sono scindibili e una non esclude l’altra,  ma, al contrario, sono conseguenti e conseguenziali. In effetti, oggi una cosa su cui la maggioranza assoluta degli operatori è d’accordo si traduce nell’accettazione pressoché unanime di come il mercato immobiliare sia radicalmente diverso rispetto a quello di pochi anni fa (3/4), da cui deriva un’incontrovertibile certezza: l’agente immobiliare non può più essere uguale a come era ieri.

Eppure, questa considerazione che appare ovvia ad ogni professionista che costantemente si aggiorna e migliora i propri skills, consapevole del fatto che nello stesso momento qualcun altro più o meno vicino a lui sta cercando di accrescere la propria credibilità professionale, non sempre lo è per l’agente immobiliare, che troppo spesso derubrica conoscenza e “allenamento” ad attività secondarie e non indispensabili.

Paradossalmente, è come come se un atleta si presentasse alle Olimpiadi senza essersi adeguatamente preparato e ambisse ad una medaglia!

Un professionista,  aldilà di albi e leggi, lo si riconosce dal rispetto che ha verso il proprio lavoro e dall’attenzione con cui lo cura, perché soltanto chi dedica tempo ed energie al miglioramento delle proprie performance può definirsi davvero professionale. Maggiori sono le conoscenze che si acquisiscono, più alte sono le possibilità di avere risultati eccezionali.

Essere professionalmente professionisti significa mantenere sempre viva la voglia di imparare e di migliorare, porgendosi al proprio mercato con l’autorevolezza di chi è padrone della propria attività e svolge il proprio lavoro con perizia e competenza.

Nella vita, come nel lavoro, non si smette mai di imparare.

Andrea Russo

twitter @andrearussore

La reputazione immobiliare, on-line e off-line

E’ Agosto 2011. Molti di voi pensano alle ferie e a ritrovare energie, qualcun altro sfrutta questo mese per intercettare una massa di clienti che approfitta di questo periodo dell’anno per dedicarsi alla definizione di un’esigenza immobiliare, ma tutti in fondo in questo periodo tracciamo un bilancio. Tra le voci di questo bilancio una risposta si annida: cosa pensa il mercato di me.

Per questo motivo in questo post affronto un argomento che potrebbe diventare un “gioco” da fare in questi giorni dove magari si ha un pò di tempo da dedicare. Conoscere la nostra reputazione.

Nell’immediato ci troveremo ad affrontare il web 3.0, figlio legittimo di quanto fino ad oggi tutti noi abbiamo interagito con Internet attraverso blog, forum, social network, siti, portali eccetera, senza preoccuparci più di tanto del fatto che il web non dimentica, proprio come i clienti.

Arriva il momento in cui dovremmo fare i conti con la nostra brand reputation .

Ognuno di noi è brand, marchio, non pensiamo che ciò sia di interesse solo per le grandi aziende. Questo blog (verifica ricercando con Google notizie in merito all’art. 1755), ad esempio, fa brand con una reputazione che possiamo semplificare nel suo page rank di Google, e di conseguenza nel numero di volte che appare a seguito di una ricerca che effettuiamo con qualsiasi search engine, e, ovviamente nella qualità dei contenuti che offre.

Anche io sono brand (ricerca su Google Andrea Russo immobiliare), e di me ciascuno di voi può sapere quello che vuole, ma soprattutto ciò che io, volontariamente o no, ho reso noto attraverso la mia interazione con il web.

Internet è fatto di informazioni, e più carichiamo di contenuti il nostro brand, meglio etichettiamo il nostro profilo (i famosi tags), migliore sarà la nostra brand reputation.

Questo potrebbe essere il gioco. Avete mai provato a gugolarvi, ovvero a ricercare voi o la vostra attività attraverso Google?

Se la risposta è si, allora avete chiaro cosa il web (inteso come soggetto attivo) pensa di voi. Se invece non lo avete mai fatto, Agosto potrebbe essere il momento ideale per fare questo gioco.

Fin qui ho parlato di quanto accade on-line. La riflessione di oggi, però, non può limitarsi al solo web, perché ciascuno di noi ha una  reputazione off-line, ovvero quella che ci costruiamo ogni giorno vivendo e operando, confrontandoci e incontrando i clienti, prendendo un caffè al bar o fumando una sigaretta fuori dall’ufficio, e via così. Quello che di noi pensa la gente, non può e non deve vederci indifferenti, anche se conosco molti che dicono bellamente di non preoccuparsene. Di norma, chi dice di non prestare attenzione all’opinione del mercato, da risposte del tipo: a me interessa solo che il cliente paghi, io sono sicuro del fatto mio, la gente parla male di tutti, e via con questo tenore. Siamo proprio certi che sia così? Qualcosa di vero c’è in queste considerazioni un pò spocchiose, ma è davvero tanto difficile coniugare il guadagno alla soddisfazione del cliente, o più semplicemente, ad un approccio migliore al prossimo, in modo da lasciare se non proprio un ricordo positivo quanto meno uno non negativo? Io ritengo importante curare la propria immagine, anche perché costa meno fatica che non farlo.

Tutti sanno tutto di tutti, e ognuno conosce dell’altro ciò che ciascuno fa sapere in giro di sé. Non di rado c’è chi preferisce non apparire, ed evita di esporsi, lasciando così agli altri la possibilità di costruirgli un profilo pubblico che difficilmente sarà veritiero, e soprattutto degno di lode.

Reputazione. Politici, uomini d’affari, gente dello spettacolo, tutti soggetti che stanno molto attenti all’opinione pubblica e su questa fondano il loro successo. Perché troppo spesso gli agenti immobiliari non se ne preoccupano? Il web è pieno di commenti e giudizi negativi sulla nostra categoria, spesso dovuti a disservizi e scarsa attenzione ai messaggi che veicoliamo. Troppi clienti si dicono scontenti, e poco si fa per migliorare la percezione reale del valore del nostro servizio. Il massimo che riusciamo a fare è dirci indignati e reclamare rispetto.  A mio parere, non basta.

P.s. Invito voi tutti a fare questa prova, confrontate ciò che pensate di voi (onestamente) con ciò che di voi pensa il web (non mente, e non ha pregiudizi), specchio della società attiva, magari la prossima volta non sottovaluterete l’opinione di un passante.

Andrea Russo

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