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E i ricchi Americani preferiscono l’Affitto!

Zuckerberg sembra aver fatto scuola: se lui abita in affitto un motivo ci sarà.

mark zuckerberg

Dagli Usa si moltiplicano le notizie su vip ricchi e famosi che dismettono (alle volte costretti dalla crisi, vedi Nicolas Cage e Mel Gibson) le loro case e vanno ad abitare in affitto. Se il deus ex machina di Facebook, miliardario in dollari, Zuckerberg vive in affitto accanto ad uno dei cofondatori di YouTube Jawed Karim, anch’egli in una casa il locazione, altri si stanno attrezzando per farlo.

Lady GaGa ad esempio vive in un appartamento con affitto da 25mila dollari al

lady gaga

mese, ma nessuno di noi dubita del fatto che lei non possa acquistare una casa da sogno.

Analisti d’Oltreoceano interpretano questa tendenza ormai diffusissima, come una forte sfiducia nel mercato immobiliare americano che porta soprattutto chi investirebbe ingenti capitali nell’acquisto dell’immobile dei sogni un investimento poco sicuro.

manhattan

Un dato su tutti: nel solo terzo trimestre 2010 a Manhattan sono stati siglati 200 nuovi contratti di locazione con canoni d’affitto superiori ai 10mila dollari al mese, mentre in tutto il 2009 erano stati soltanto 89. Che la crisi abbia consigliato più oculatezza negli acquisti ai di solito spendaccioni americani, dovrebbe suggerire qualcosa. Forse è ancora tempo di attendere?

Andrea Russo

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E se anche Zuckerberg (si, proprio l’ideatore di Facebook!) abita in affitto…

Anche Gibson mette al ribasso il prezzo della propria villa

USA: il mercato immobiliare è sempre in ribasso.

I prezzi delle abitazioni in vendita sul mercato americano sono andate incontro ad un ribasso complessivo di 27,1 miliardi di dollari. Lo segnala l’agenzia Bloomberg citando i dati resi pubblici dalla società immobiliare di San Francisco Trulia. Secondo quest’ultima un quarto dei venditori avrebbe ridotto in media il prezzo delle proprie abitazioni del 10%. La percentuale sale al 13% per le case del segmento del lusso (prezzo superiore a 1 milione di dollari). Nessuna inversione di tendenza, dunque, nel segmento dove tutto ebbe inizio. Per il mercato immobiliare americano, vero e proprio punto di origine della crisi finanziaria globale, il 2009 continua ad essere un annus horribilis. Il prezzo medio delle abitazioni già esistenti, segnala la National Association of Realtors di Chicago, è calato a maggio (l’ultimo mese per cui sono disponibili i dati) del 17% rispetto al medesimo periodo dell’anno passato. L’aspetto positivo è dato dalla spinta alla ripresa delle vendite anche se l’aumento dell’acquisto di case nell’ultimo anno non è stato certo enorme (+2,4%). Tra le zone più colpite dal ribasso dei prezzi la Florida, il Nevada e la California. Tra le città si segnalano in particolar modo Jacksonville, Florida, dove sono calati i prezzi del 39% delle abitazioni, Boston (35%) e Minneapolis (33%). Il valore di mercato delle abitazioni è calato inoltre del 16% a Las Vegas e del 12% a Los Angeles segnando così un ribasso maggiore rispetto alla media nazionale.

Fonte: Valori.it

http://www.valori.it/italian/mondo.php?idnews=1396&start=0

Usa, la crisi immobiliare «proseguirà fino al 2011»

La crisi del settore immobiliare americano potrebbe protrarsi a lungo. In particolare, in almeno il 50% delle città più grandi degli Stati Uniti i prezzi delle case potrebbero continuare a scendere fino al primo trimestre del 2011, in modo inversamente proporzionale alla crescita dei tassi di disoccupazione e dei pignoramenti. A sostenerlo è uno studio della PMI Group Inc. società specializzata nell’erogazione di mutui. Trenta delle cinquanta principali aree metropolitane del Paese hanno, secondo il rapporto, il 75% di possibilità di vedere calare il prezzo del mattone. E si tratta – riferisce l’agenzia Bloomberg – di un declino che attraverserà soprattutto gli Stati più colpiti dalla crisi del settore: California, Florida, Nevada e Arizona. «Il mercato immobiliare è stato colpito soprattutto dalle scarse possibilità di acquisto dei cittadini americani e dalla spinta al ribasso provocata dalla vendite delle case pignorate, cedute a prezzi stracciati», ha spiegato in un’intervista LaVaughn Henry, economista di PMI Group. Il tasso di disoccupazione, infatti, ha raggiunto il livello record del 9,5% a giugno, con un totale di 6,5 milioni di posti di lavoro persi dal dicembre del 2007. Contemporaneamente, i pignoramenti sono cresciuti a 1,8 milioni nella prima metà dell’anno, a causa dell’impossibilità di molti americani di far fronte alle rate dei propri mutui.

Da: http://www.valori.it

http://www.valori.it/italian/finanza-globale.php?idnews=1379

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