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Anche gli autobus ci aiutano a capire il mercato dei mutui

Tra la fine dell’ anno scorso e i primi mesi di quest’anno le banche stanno registrando una ripresa delle richieste di mutui casa da parte dei clienti privati e, negli ultimi due mesi, stanno anche aumentando le erogazioni di nuovi mutui da parte delle banche, rispetto allo stesso periodo dell’ anno scorso.

Ce lo dicono i principali indicatori statistici che normalmente misurano il mercato creditizio, lo vediamo anche nella vita di tutti i giorni dalle pubblicità che qui e là vengono proposte dai più diversi istituti bancari, ultimamente anche da quelli che, per tradizione, non si sono mai interessati ai mutui casa.

E allora, facendo una passeggiata in giro Leggi il resto di questa voce

Le contaminazioni dell’Agente Immobiliare moderno: i Network – Simone Rossi

Le contaminazioni dell'agente immobiliare moderno: i NetworkComincia l’inverno, cominciano i malanni e le contaminazioni, ma a noi che prendiamo l’echinacea questo non interessa.

La contaminazione di cui parlo e’ perlopiù un atteggiamento, una mentalità che deve essere accesa come una corrente elettrica, per alimentare tutte le altre iniziative volte alla ricerca delle opportunità.

Non e’ vero che durante la crisi tutti guadagnano meno, Microsoft e FeDEx, anch’esse create nel bel mezzo di una crisi. Cito per dovere di patria Diasorin (azienda biomedicale) che ha investito notevolmente in questi anni, raccogliendo quote di mercato importanti.

Warren Buffet nel 2008 con il panico generale sui mercati compro’ a mani basse azioni; l’indice americano Sp500 passo dalla quotazione di 666 a 1800 segnando un +300%.

Probabilmente la curiosità nelle analisi economiche di Buffet, sommato a  una rete di relazioni importanti , lo aveva proiettato su un’analisi di rischio/opportunità favorevole.

Difatti poco dopo, la Fed ha inondato di liquidità i mercati e le borse sono esplose negli anni successivi.

Una rete di relazioni importanti viene denominato NETWORK.

Con network si definisce una serie di individui, con un legame collettivo, una filosofia orientata alla condivisione, preferibilmente concentrati in un settore, legati fortemente da un principio definito di reciprocità, che si frequentano personalmente con una certa cadenza temporale e si confrontano giornalmente su un gruppo magari LinkedIn.

Il mio network e’ formato da agenzie immobiliari che hanno sede a Milano, Bologna, Genova e Vicenza.

Sono profondamente convinto che il potere di un individuo aumenta esponenenzialmente grazie a un Network.

I vantaggi sono molteplici:

 –       Il consiglio su un libro da leggere su un tema

–        Scrematura delle informazioni per non andare in overbooking

–        Fallimenti o vittorie

–        Strategie operative vincenti o meno

–        Specializzazione di ogni membro su un segmento specifico

–        Informazione che derivano da più fonti personali

–        Autolivellamento della qualità dei partecipanti

–        Flessibilità (non ci sono vincoli temporali)

–        Analisi dei rischi di un progetto

Il bello o il brutto di un  network chiuso è che è molto selettivo, riesci a farne parte solo se hai qualcosa da dire in maniera costante e continuativa, di importante e innovativo su un determinato tema o segmento operativo, da qui la voglia o il dovere di doversi costantemente aggiornare e porsi la domanda:

“Cosa posso fare di diverso? Come posso migliorarmi?

Sono molto convinto che :

Obiettivi straordinari = Curiosità + Creatività + NETWORK

Nei giorni scorsi ho partecipato al DigitalRe che ha avuto a Bologna la sua seconda tappa, gran bell’evento, si percepiva il fervore di innovazione che c’era sotto, di gente che giornalmente si pone le domande che ho citato sopra..

Ripubblico un apprezzato tweet inviato durante l’evento:

“tante (non tutte) royalty pagate alle Reti sono gabelle inutili.  Il web fa sentire un network una singola agenzia.”

Il modello delle Reti Immobiliari vecchio stile, a differenza di un Network, lo reputo profondamente inadeguato ai tempi odierni;

–        Contratti lunghi che lo rendono poco flessibile

–        Non garantisce un miglioramento del livello degli aderenti

–        Costi non sempre giustificati

Non mi preoccupa la persona che commette degli errori strategici di valutazione (sfido chi e’ cosi bravo da non farne), mi preoccupa la persona che capito l’errore, si trova intrappolata nell’errore e non può tornare indietro.

Ragionando sempre da start up, focalizzandomi  sempre sul rischio massimo, sempre nella peggiore dell’ipotesi, concludo chiedendomi:

E’ più l’opportunità o il rischio ?

Se fossi  anche tu contaminato come me da un Network avresti un team di persone con esperienze notevoli sul campo, che ti offrirebbero la loro idea, fatta magari di esperienze personali passate.

Questo e’ solo un esempio dei vantaggi di far parte di un Network.

Il caso favorisce la mente connessa. (Steve Johnson) 

Vi lascio a un suo straordinario video, che mi riguardo giornalmente, e’ incredibile perché ogni giorno mi da uno spunto.

Simone RossiSimone Rossi
rossi@immobilieinvestimenti.it
www.immobilieinvestimenti.it

Il Co-Working e l’Immobiliare – Fabio Burlando

deskmag-coworking-3342L’isolamento sociale prodotto dalla tecnologia e dai social networks ci ha portato ad essere sempre più isolatamente vicini. Siamo sempre connessi, siamo sempre in contatto, ma virtualmente.
Abbiamo in questi anni ritrovato vecchi amici, compagni di scuola ormai dimenticati, abbiamo anche allacciato nuove sinergie con colleghi professionisti diversi da noi, con i quali abbiamo condiviso idee, punti di vista, emozioni e opinioni.

Si è creata una socialità virtuale che ci ha però causato un grave carenza di contatto umano vero.

Non ci respiriamo più, non ci tocchiamo, non ci guardiamo più nelle palle degli occhi, non condividiamo più gomito a gomito.

Poi è arrivata la crisi globale e ci troviamo a dover ripartire dal basso, a riorganizzarci, a dover trovare la capacità di riunire le forze, le esperienze, le competenze eterogenee per sviluppare progetti condivisi.
Allo stesso tempo la carenza di risorse, l’impossibilità di trovare sostegno finanziario ha messo a dura prova la sopravvivenza sia delle grandi che delle medie imprese, come dei piccoli imprenditori.
Per non parlare dei giovani, nuovi nel campo del lavoro, che si trovano dopo anni di studio una società che non li recepisce.

Ma che centra tutto questo col titolo dell’articolo?
Come il coworking può essere una opportunità per chi vive di mondo immobiliare?
Mannaggia se c’entra! Scusate..

Il coworking nasce negli Stati uniti una decina di anni fa e si sviluppa in Italia intorno al 2008.
Free-lance, lavoratori nomadi, professionisti senza mezzi bisognosi di uno spazio attrezzato dove trovare e usare infrastrutture per la propria attività, trovarono il loro ideale habitat in questi luoghi minimalisti, arredati con scrivanie distribuite disordinatamente in locali open-space. Sovente si tratta di capannoni industriali dismessi, piuttosto che grandi uffici di grandi aziende delocalizzate.
I centri coworking hanno trovato, in origine, “il loro perché” in una economia di scala che ha permesso ai cowo-managers di contenere i costi di gestione degli spazi.
Allo stesso tempo i frequentatori, i cosiddetti coworkers, hanno trovato un luogo attrezzato da usare e da pagare solo quando effettivamente serve loro. Un sistema basato sulla totale elasticità e sul contenimento dei costi di utilizzo.
Con l’uso promiscuo degli spazi è cominciato ad accadere che professionisti con competenze diverse si sono trovati a lavorare fianco a fianco; hanno iniziato a confrontarsi, a parlarsi ed a comprendere che c’era la possibilità di sviluppare progetti condivisi.
Ed ecco che il valore aggiunto degli spazi di coworking è diventato la sinergia.

Da esperienze isolate si è passato, anche per il coworking, a sviluppi di rete: THE HUB (qui l’esempio di Milano) è diffuso in tutto il mondo e si riconosce per le sue prerogative in ambito sociale.
In Italia possiamo vantarci di avere TAG, acronimo di Talent Garden, il giardino dei talenti: nata dalla felice intuizione di Davide Dattoli (sua intervista su YOUTUBE dove esprime tanti concetti qui da me ribaditi), un giovanissimo bresciano che dal soggiorno di casa sua è passato a riunire i suoi amici “smanettoni” prima in un locale open-space nella sua città, poi a creare una rete diffusa di una decina di centri in tutta Italia.
Proprio oggi, 18 novembre 2013, Genova inaugura il suo TAG: non più tardi di una settimana fa niente meno che NEW YORK ha accolto questa felice realtà e nascerà lì il primo coworking italiano esportato. TAG è una realtà specificamente dedicata alle start up digitali.

Vivendo di Real Estate da quasi 30 anni, essendo cowo-manager dal 2009 nella rete COWORKING PROJECT,

penso che anche il mondo immobiliare dovrebbe implementare questo modello di business.
La mia esperienza di coworking nasce quattro anni fa quando mi ritrovai gli spazi della mia azienda parzialmente inutilizzati perché l’organico in poco tempo si ridusse.

Il bivio che mi trovai davanti fu:

Fabio Burlando

Fabio Burlando

– reintegro l’organico;
– sposto l’azienda in locali adatti alle nuove e ridotte esigenze;
– utilizzo la struttura esistente in modo differente.
Procedetti per questa terza e ultima opzione con il metodo coworking senza pormi il vincolo di accogliere soltanto professionisti collaterali alla mia attività.
E senza cercarlo… ho provato cosa significa serendipity: fare scoperte piacevoli per puro caso, assistere a come possano accadere opportunità inaspettate.

Con i cowokers ospitati sono nate in questi anni alcune esperienze collaborative.

Si sa… la necessità aguzza l’ingenio. E se la crisi ci attanaglia dobbiamo trovare soluzioni per reagire.
Dobbiamo guardarci attorno, collaborare, trovare sinergie; non soltanto tra noi, ma anche con quelle professionalità diverse e lontane dalla nostra.

Ho partecipato allo start-up weekend di Genova lo scorso settembre, negli spazi del nascente TAG: mi sono trovato in mezzo a un centinaio di giovani e meno giovani, ognuno con una propria idea da sviluppare, ognuna diversa dalle altre e non per forza in ambito digitale. Dopo una prima selezione 10 idee sono state scelte e gli intervenuti si sono riuniti in gruppi: tutte persone tra loro sconosciute fino a quel giorno, che riunite intorno a 10 tavoli in 2 giornate intensissime hanno sviluppato cose impensabili.
Non avete idea dell’entusiasmo, dell’eccitazione, del desiderio di lavorare insieme per crescere che si respira!
E questo non sarebbe possibile se non ci fosse eterogeneità di vedute e di esperienze, di studio e di professione.
E’ stata per me una esperienza fantastica; che mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto pensare quanto sarebbe meraviglioso organizzare uno startup weekend immobiliare!

Il mondo del Real Estate ha ancora enormi spazi di crescita.
Altro che mercato morto e saturo!
Quasi il 60% del venduto immobiliare non viene mediato!
La collaborazione da noi è ancora quasi tabù.
Condividere una vendita con un collega viene detto in gergo “fare la mezza”, mentre negli USA la vendita “chiusa” dal mediatore che procura l’immobile e pure il suo acquirente viene detta “fare la doppia” a significare quanto è assolutamente normale concludere un affare in condivisione con altri agenti immobiliari.
Questo triste raffronto è sicuramente specchio di un malvagio limite culturale tutta italiano che nasce da quella carenza di comunicazione che lo spirito di condivisione….

L’aria che si respira nei centri coworking non può che essere di aiuto per abbattere quelle barriere individualistiche che fanno da freno a mano tirato, non soltanto per la nostra attività ma anche per la nostra maturità sociale. 

Fabio Burlando

Acropoli Immobiliare

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