Donde va il mercato immobiliare spagnolo?

Michele Di SeiUna delle cose che periodicamente mi piace fare è dare uno sguardo al mercato immobiliare di altri paesi. L’ultima chiacchierata ho avuto la fortuna di farla con un italiano che lavora in Spagna da diversi anni. Ecco cosa ci racconta Michele Di Sei del mercato spagnolo e delle sue prospettive.

d. Ciao Michele, cosa significa per un italiano fare l’agente immobiliare in Spagna?
r. Penso che nel 2016 in una economia globale come la nostra, fare l’agente immobiliare fuori dal tuo Paese sia qualcosa di normale. Il mercato straniero occupa una buona fetta della compravendita di immobili in Spagna. Nel solo 2015 gli stranieri hanno acquistato 69.196 immobili quasi 1 su 5 (il 18%) mentre nella provincia di Malaga e la Costa del Sol, dove mi trovo io, si arriva addirittura al 42%. La maggior parte degli agenti qui sono bilingue (spagnolo e inglese) ed è un requisito imprescindibile per chi vuole esercitare bene questa professione.
d. Come ha reagito la Spagna al crollo del mercato? Quali sono le aspettative?
r. Il crollo de mercato in Spagna si é fatto sentire più che in ogni altra nazione d’Europa. Il post boom o la burbuja immobiliare ha creato non pochi danni all’economia iberica. Tutt’oggi ci sono più di 400.000 case nuove invendute del  milione e mezzo che si costruirono prima del 2008. I prezzi mediamente sono crollati rispetto al 2007 del 35%-40% con aree dove questa percentuale supera il 60%. Nel 2014, e un poco meno nel 2015, si sono visti i primi aumenti di volume di vendite rispetto agli anni precedenti, ma siamo ben lontani rispetto agli anni d’oro del decennio passato (ad eccezione di Marbella dove si registrano gli stessi numeri che nel boom).
d. Qual è il panorama del settore in Spagna, come si divide il mercato tra gruppi e privati, e qual è secondo te il modello organizzativo più adatto oggi?
r. La professione di agente qui in Spagna purtroppo non è regolamentata. Chiunque può aprire una agenzia o esercitare la professione senza avere alcun titolo, certificazione o formazione. Per questo la maggior parte delle agenzie che aprono in questi anni, chiudono dopo soli 6 mesi. Il settore si divide praticamente in 4 categorie:
I Grandi Gruppi di provenienza straniera o nazionale con un sistema ben consolidato, con una rete di affiliati, che garantisce alle agenzie assistenza a vari livelli (brevetti, know how, marchi…) maggiore visibilità su scala nazionale e sinergie che permettono minori costi e più efficienza.
Le Agenzie Private, che se non sono di quelle che chiudono in sei mesi, lavorano bene a livello locale, hanno una forte presenza nel quartiere o città e sono solitamente quelle a cui ci si rivolge per primi perché si conosce il titolare o la persona che ci lavora.
Le Agenzie Immobiliari Bancarie che hanno in mano quasi il 45% dello stock di immobili in Spagna. Purtroppo collaborano sempre meno o per niente con le altre agenzie, sono poco professionali, con una attenzione al cliente pessimo, reclutano agenti senza scrupoli, non danno alcuna formazione e scoraggiano i clienti compratori ad acquistare case che non facciano parte del loro stock, offrendo in cambio migliore condizioni finanziarie.
I Pirati ovvero i vari giardinieri, il portieri di condominio, il vicino di casa, avvocati, amministratori di condominio ecc… che ti offrono di venderti casa in cambio di poche centinaia o migliaia di euro, non offrono alcun servizio al cliente tranne quello di mettere un annuncio privato su qualche pagina web e un cartello.
Questa “Babele” nel nostro settore va a discapito del cliente. La figura dell’agente immobiliare purtroppo, come puoi immaginare, non è ben vistoa e non mi sorprende. Ovviamente non tutto è così negativo e posso garantire che un buon 20% di professionisti di questo settore proventi sia da varie agenzie private che da grandi gruppi stanno facendo un lavoro eccellente in questi anni, preoccupandosi di migliore sempre di più il loro servizio, organizzando corsi di formazione, congressi a livello nazionale, formando varie reti di MLS e creando sinergia.
Al cliente in fin dei conti, non importa il brand o il nome dell’agenzia, ciò che vuole è un agente che si preoccupi delle sue necessita e che lo faccia nei migliori dei modi. Il nostro settore è in continua evoluzione, basti pensare alla tecnologia che utilizziamo oggi e al marketing che offriamo ai nostri clienti, che è totalmente diverso rispetto a pochi anni fa. Per un agente invece penso che far parte di un gruppo sia sicuramente un buona scelta in quanto ti offre un appoggio, corsi di formazione, aggiornamenti costanti, tecnologia, collaborazione e tutto ciò a costi inferiori rispetto che ai privati. L’importante e saper scegliere bene anche perché varia da agenzia a agenzia.
d. Dalla tua posizione di italiano all’estero, che suggerimenti ti senti di dare ai colleghi nostrani?
 
r. In questa professione non si improvvisa niente, bisogna focalizzare a migliorare il servizio al cliente, investendo molto su se stessi, aggiornandosi e assistendo a corsi costantemente. Molti agenti non si rendono conto che non lavoriamo con mattoni pensi con persone. Nel momento in cui si è capaci di offrire un servizio eccellente anche in un mercato difficile come il nostro, non esistono ostacoli o obiezioni da parte dei clienti (io lavoro solo con mandati in esclusiva e con un onorario del 7,5%) . Parlando con i miei colleghi posso affermare che i problemi che ci sono in Spagna con i clienti sono gli stessi che ci sono in Italia, o negli Stati Uniti, in Cina o e nel resto del mondo. I clienti sono sempre persone tutti con le stesse esigenze e necessità.
Grazie Michele per la tua disponibilità, in fondo mi viene da dire che in Spagna la situazione non sia poi così diversa che in Italia.
A.R.
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Pubblicato il 15 marzo 2016, in interviste, Post con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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