Tutta questione di onestà, almeno intellettuale

onestà intellettualeCi siamo, eccoci pronti ad archiviare il 2014, a fare i conti con i bilanci personali, a snocciolare previsioni, a fare all’incirca le stesse cose fatte anche nel 2013 più o meno in questi giorni. Oggi è il giorno in cui si chiude un anno e ci si prepara per aprirne uno nuovo, diverso. Forse.

Ma, a parte lo spirito natalizio che pervade l’aere, il clima di festa e i cenoni da condividere con amici e con parenti, e Facebook che ti ricorda che è stato un anno meraviglioso (della serie ricordati che al peggio non c’è fine), io credo che l’augurio migliore per il 2015 sia di ritrovare tutti un po’ di onestà, almeno intellettuale.

In un paese come il nostro dove la corruzione è imperante, parlare di onestà può apparire blasfemo, eppure ci vuole il coraggio di dirlo: dobbiamo imparare ad essere onesti, almeno con noi stessi.

Troppo facile dire, ad esempio, che è tutta colpa di politici, lobby e clientele, senza ricordare che i politici di cui ci lamentiamo li abbiamo portati noi a governarci, e forse guardando ai nostri tornaconti personali più che al bene comune, e questo vale dalle istituzioni locali al governo nazionale, eppure è così.

Altrettanto facile è dire che la crisi economica è colpa delle banche o dei soliti governanti, senza accettare che forse abbiamo vissuto circa un decennio ben al di sopra delle nostre possibilità.

Se poi sei un agente immobiliare, viene istintivo dire che il mercato è morto a causa di banche e governanti (a volte ritornano), senza ammettere che parte attiva e attori protagonisti del mercato immobiliare sono stati fin qui gli agenti immobiliari (anche se banche e governanti stanno provando a metterli da parte), gli stessi che in ordine sparso e con aspre divisioni non stanno facendo granché per concertare un rimedio che sia uno.

E potrei continuare così fino all’anno che verrà, ma mi taccio.

In quest’ultimo post del 2014 mi permetto soltanto di suggerire che una buona (meglio se massiccia) dose di onestà intellettuale, invece, aiuterebbe tutti a vedere con oggettività i propri risultati e ripercorrere come e perché ci si è arrivati.

Il filtro dell’onestà applicato a se stessi prima che agli altri consentirebbe di riprendere tutti il proprio ruolo, di migliorare, di crescere.

Se quest’anno è andato male bisogna interrogarsi su cosa avremmo potuto fare per ottenere i risultati sperati, se è andato bene bisognerebbe chiedersi quanto è per merito nostro e quali sono le best practice da cui ripartire per l’anno prossimo. Facile, no? 

Affatto: una delle cose più difficili è essere giudici e arbitri di se stessi, ma in fondo davanti ad uno specchio non occorrono tanti giri di parole per dirsi la verità, occorre soltanto la consapevolezza che se non siamo onesti con noi stessi non ritroveremo mai la via per ricondurre la nostra società all’onestà che tanto invochiamo.

Buon anno

Andrea Russo

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Pubblicato il 31 dicembre 2014, in Post con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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