Spending Review Immobiliare

Spending Review ImmobiliareCome ridurre i costi senza tagliare i servizi

Ogni anno nuove parole entrano di diritto nella nostra quotidianità. Spending review è uno di quegli inglesismi che abbiamo dovuto implementare al nostro vocabolario in questi ultimi anni segnati dalla ricerca di una via d’uscita dalla crisi. Infatti, la spending review è proposta a più ripetizioni come soluzione ai problemi che ci attanagliano e che sono quasi tutti legati all’assenza pressoché totale di sufficienti risorse economiche, e alla mala gestio del passato (e anche presente).

Si parla dunque quotidianamente di tagli alla spesa pubblica, orizzontali verticali lineari poco importa, necessari per trovare copertura economica utile ad affrontare investimenti non differibili (anche se non sempre convidisibili).

La razionalizzazione dei costi come mantra da ripetere all’infinito sperando che basti, ma che in Italia, dove lo Stato va avanti a colpi d’aumento del debito pubblico, è poco credibile.

Nel settore immobiliare il calo dei redditi degli operatori è evidente, e per il principio prima esposto forse è il caso di spendere meno (meglio) per la propria attività. Così buona parte delle agenzie immobiliari e dei singoli operatori hanno in primo luogo sforbiciato gli investimenti pubblicitari, che hanno subito drastici legati soprattutto all’abbandono delle pubblicazioni cartacee a favore del meno dispendioso web, per passare poi alle location (si riscoprono gli uffici a discapito dei negozi su strada) e al personale (sempre meno agenzie possono annoverare nel loro staff una segretaria o assistente d’ufficio). Il risultato è che meno spesa non sempre significa maggior resa, anzi. Nella mediazione immobiliare che è, di fatto più che di diritto, un business legato alla fornitura dei servizi, se abbassi il livello del servizio quasi certamente ti troverai di fronte ad un ribasso anche degli utili, in quanto un mercato come quello attuale vuole e premia la qualità.

La revisione della spesa è un processo virtuoso che genera vantaggi soltanto se consente di mantenere elevati standard.

D’altronde si può sempre scegliere tra aumentare le proprie performance e i propri fatturati che garantiscono così risorse necessarie per gli investimenti in un equilibrio di costi e ricavi, o attivare sinergie ed economie di scala che consentano di continuare ad operare mantenendo i servizi necessari lavorando sulla voce costi per stabilizzare i ricavi. Puntare soltanto su se stessi, o unire le forze, questo è il punto.

Un modello di business che consente il giusto mix tra migliore spesa e maggior resa è quello dato dalla formula dello studio associato, dove per studio non si intende soltanto lo spazio fisico ma tutte quelle attività che sono utili al benessere comune.

La ripartizione dei costi, la possibilità di fare gruppo d’acquisto, l’opportunità di fare investimenti pubblicitari condivisi, consente di destinare agli investimenti una cifra minore da parte del singolo ma che in proporzione cresce esponenzialmente con l’aumentare del numero degli aderenti.

Ciò che amo definire: condividere per moltiplicare.

“Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce la scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo due idee.” Parole pronunciate da George Bernard Shaw più di sessant’anni fa, che a me suonano attualissime.

A.R.

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Pubblicato il 18 dicembre 2013, in Post con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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