Il Co-Working e l’Immobiliare – Fabio Burlando

deskmag-coworking-3342L’isolamento sociale prodotto dalla tecnologia e dai social networks ci ha portato ad essere sempre più isolatamente vicini. Siamo sempre connessi, siamo sempre in contatto, ma virtualmente.
Abbiamo in questi anni ritrovato vecchi amici, compagni di scuola ormai dimenticati, abbiamo anche allacciato nuove sinergie con colleghi professionisti diversi da noi, con i quali abbiamo condiviso idee, punti di vista, emozioni e opinioni.

Si è creata una socialità virtuale che ci ha però causato un grave carenza di contatto umano vero.

Non ci respiriamo più, non ci tocchiamo, non ci guardiamo più nelle palle degli occhi, non condividiamo più gomito a gomito.

Poi è arrivata la crisi globale e ci troviamo a dover ripartire dal basso, a riorganizzarci, a dover trovare la capacità di riunire le forze, le esperienze, le competenze eterogenee per sviluppare progetti condivisi.
Allo stesso tempo la carenza di risorse, l’impossibilità di trovare sostegno finanziario ha messo a dura prova la sopravvivenza sia delle grandi che delle medie imprese, come dei piccoli imprenditori.
Per non parlare dei giovani, nuovi nel campo del lavoro, che si trovano dopo anni di studio una società che non li recepisce.

Ma che centra tutto questo col titolo dell’articolo?
Come il coworking può essere una opportunità per chi vive di mondo immobiliare?
Mannaggia se c’entra! Scusate..

Il coworking nasce negli Stati uniti una decina di anni fa e si sviluppa in Italia intorno al 2008.
Free-lance, lavoratori nomadi, professionisti senza mezzi bisognosi di uno spazio attrezzato dove trovare e usare infrastrutture per la propria attività, trovarono il loro ideale habitat in questi luoghi minimalisti, arredati con scrivanie distribuite disordinatamente in locali open-space. Sovente si tratta di capannoni industriali dismessi, piuttosto che grandi uffici di grandi aziende delocalizzate.
I centri coworking hanno trovato, in origine, “il loro perché” in una economia di scala che ha permesso ai cowo-managers di contenere i costi di gestione degli spazi.
Allo stesso tempo i frequentatori, i cosiddetti coworkers, hanno trovato un luogo attrezzato da usare e da pagare solo quando effettivamente serve loro. Un sistema basato sulla totale elasticità e sul contenimento dei costi di utilizzo.
Con l’uso promiscuo degli spazi è cominciato ad accadere che professionisti con competenze diverse si sono trovati a lavorare fianco a fianco; hanno iniziato a confrontarsi, a parlarsi ed a comprendere che c’era la possibilità di sviluppare progetti condivisi.
Ed ecco che il valore aggiunto degli spazi di coworking è diventato la sinergia.

Da esperienze isolate si è passato, anche per il coworking, a sviluppi di rete: THE HUB (qui l’esempio di Milano) è diffuso in tutto il mondo e si riconosce per le sue prerogative in ambito sociale.
In Italia possiamo vantarci di avere TAG, acronimo di Talent Garden, il giardino dei talenti: nata dalla felice intuizione di Davide Dattoli (sua intervista su YOUTUBE dove esprime tanti concetti qui da me ribaditi), un giovanissimo bresciano che dal soggiorno di casa sua è passato a riunire i suoi amici “smanettoni” prima in un locale open-space nella sua città, poi a creare una rete diffusa di una decina di centri in tutta Italia.
Proprio oggi, 18 novembre 2013, Genova inaugura il suo TAG: non più tardi di una settimana fa niente meno che NEW YORK ha accolto questa felice realtà e nascerà lì il primo coworking italiano esportato. TAG è una realtà specificamente dedicata alle start up digitali.

Vivendo di Real Estate da quasi 30 anni, essendo cowo-manager dal 2009 nella rete COWORKING PROJECT,

penso che anche il mondo immobiliare dovrebbe implementare questo modello di business.
La mia esperienza di coworking nasce quattro anni fa quando mi ritrovai gli spazi della mia azienda parzialmente inutilizzati perché l’organico in poco tempo si ridusse.

Il bivio che mi trovai davanti fu:

Fabio Burlando

Fabio Burlando

– reintegro l’organico;
– sposto l’azienda in locali adatti alle nuove e ridotte esigenze;
– utilizzo la struttura esistente in modo differente.
Procedetti per questa terza e ultima opzione con il metodo coworking senza pormi il vincolo di accogliere soltanto professionisti collaterali alla mia attività.
E senza cercarlo… ho provato cosa significa serendipity: fare scoperte piacevoli per puro caso, assistere a come possano accadere opportunità inaspettate.

Con i cowokers ospitati sono nate in questi anni alcune esperienze collaborative.

Si sa… la necessità aguzza l’ingenio. E se la crisi ci attanaglia dobbiamo trovare soluzioni per reagire.
Dobbiamo guardarci attorno, collaborare, trovare sinergie; non soltanto tra noi, ma anche con quelle professionalità diverse e lontane dalla nostra.

Ho partecipato allo start-up weekend di Genova lo scorso settembre, negli spazi del nascente TAG: mi sono trovato in mezzo a un centinaio di giovani e meno giovani, ognuno con una propria idea da sviluppare, ognuna diversa dalle altre e non per forza in ambito digitale. Dopo una prima selezione 10 idee sono state scelte e gli intervenuti si sono riuniti in gruppi: tutte persone tra loro sconosciute fino a quel giorno, che riunite intorno a 10 tavoli in 2 giornate intensissime hanno sviluppato cose impensabili.
Non avete idea dell’entusiasmo, dell’eccitazione, del desiderio di lavorare insieme per crescere che si respira!
E questo non sarebbe possibile se non ci fosse eterogeneità di vedute e di esperienze, di studio e di professione.
E’ stata per me una esperienza fantastica; che mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto pensare quanto sarebbe meraviglioso organizzare uno startup weekend immobiliare!

Il mondo del Real Estate ha ancora enormi spazi di crescita.
Altro che mercato morto e saturo!
Quasi il 60% del venduto immobiliare non viene mediato!
La collaborazione da noi è ancora quasi tabù.
Condividere una vendita con un collega viene detto in gergo “fare la mezza”, mentre negli USA la vendita “chiusa” dal mediatore che procura l’immobile e pure il suo acquirente viene detta “fare la doppia” a significare quanto è assolutamente normale concludere un affare in condivisione con altri agenti immobiliari.
Questo triste raffronto è sicuramente specchio di un malvagio limite culturale tutta italiano che nasce da quella carenza di comunicazione che lo spirito di condivisione….

L’aria che si respira nei centri coworking non può che essere di aiuto per abbattere quelle barriere individualistiche che fanno da freno a mano tirato, non soltanto per la nostra attività ma anche per la nostra maturità sociale. 

Fabio Burlando

Acropoli Immobiliare

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Pubblicato il 18 novembre 2013, in guest post, Post con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Ciao Fabio, come puoi immaginare, condivido la tua visione. Conosco, perchè li ho frequentati e li frequento alcuni lab come quello di Tag, che ultimamente ha ospitato l’intro al Frontiers Conference, monifestazione di eccellenze internazionali in ambito innovativo. Quando vorrai fare qualche evento presso il tuo centro sappi che presenzierò con vero piacere!
    tienimi informato.
    Raffaele Racioppi

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