L’agenzia è mia e me la gestisco io

condivisioneDato per certo che le vendite sono crollate, che mutui non se ne erogano, e che i prezzi devono ancora scendere per allinearsi al reale potere d’acquisto delle famiglie italiane, l’unica evidenza non chiara è cosa motivi l’ostinazione a difendere la posizione, il territorio, la bottega, che dimostra la categoria degli agenti immobiliari. Devo annotare che negli ultimi dodici mesi, la tendenza all’aggregazione è sempre più tangibile, ma siamo ancora lontani dalla svolta. Il concetto per cui “se io ho un cliente, e tu ne hai un altro insieme abbiamo due clienti” non è stato ancora sufficiente a far capire quanto sia fuori tempo l’affermazione “io ho un’agenzia,  tu ne hai un’altra, e insieme abbiamo due agenzie”.

Cosa significa, oggi, avere un’agenzia immobiliare? Significa avere una personale riserva di caccia da difendere, un luogo di culto dove non è concesso predicare altre fedi, un bunker nel quale rifugiarsi in attesa che la guerra finisca? In effetti, alcune agenzie mostrano i segni di un conflitto in corso: vetrine trascurate, luci basse, scrivanie piene di documenti e pratiche da evadere; in altre i titolari (appellativo che rimarca la passione tutta italiana di avere un ruolo di prestigio riconosciuto) sono in piena burrasca, con l’atteggiamento del capitano coraggioso che piuttosto che abbandonare la nave andrà a fondo con essa.

Il motto “l’agenzia è mia e me la gestisco io!” viene pronunciato a denti stretti da quegli agenti immobiliari che non accettano il confronto, che non discutono dei propri metodi, che per partito preso non immaginano possibile migliorare la propria posizione.

Io credo che oggi avere un’agenzia immobiliare significhi soprattutto avere dei costi di gestione elevati, alle volte pazzeschi se si pensa che è un’azienda di servizi. Consegue che tagliare i costi non è la soluzione, perché è allo stesso tempo determinare la fine dell’attività: prima si taglia il servizio di segreteria, poi la pubblicità, e via così fino a chiudere l’agenzia e lavorare da casa, o meglio, cambiare mestiere. Perché se tagli i costi, tagli i servizi, e la clientela ti taglia dal novero degli agenti immobiliari da assumere (che bella espressione, assumere) e determina la fine della tua attività. Molti dicono che così ci sarà una selezione naturale, che molte persone non in grado di affrontare il mercato cambieranno mestiere. Pochi pensano di poter fare questa fine, perché i problemi, spesso, sono in televisione, o fuori dalla porta della propria agenzia.

 Se io ho un’agenzia immobiliare sono qualcuno, perché ho un’attività in proprio, ho i miei clienti, ho il mio marketing, ho il mio sito web, ho la mia casella di posta elettronica, ho la mia vetrina su strada. Se io ho un’agenzia immobiliare, ho un posto di lavoro e sono imprenditore di me stesso. Se io ho un’agenzia immobiliare esisto, poco importa se però non guadagno o guadagno troppo poco. Se io ho un’agenzia e tu hai un’agenzia, noi abbiamo due affitti da pagare, il doppio delle utenze, il doppio dei contratti con fornitori pubblicitari, il doppio di tutto, ma non di clienti.

Non so cosa vi lascerà questo mio pensiero, ma una cosa la voglio sottolineare, se sarete disponibili con il collega dell’agenzia di fronte, avrete i suoi clienti, potreste dividere i costi, e magari non sareste da soli a lottare per sopravvivere, ma avreste qualcuno con cui diventare più forti.

A.R.

twitter @andrearussore

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Pubblicato il 3 dicembre 2012, in Post con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 12 commenti.

  1. Ho letto l’aricolo e solo i primi 2 commenti, perciò spero di non ripeter il concetto già espresso.
    Il mondo della collaborazione, del gruppo e della sana e stimolante competizione corretta ed amichevole tra colleghi che fanno parte di un gruppo è qualcosa di molto bello e fragile per quanto complesso.
    Da tempo sono un professionista del settore e posso portare quella che è la mia semplice esperienza.
    Per molti di noi questo è un lavoro a corto raggio territoriale, poiché se vuoi trarre il meglio dalla tua zona devi essere presente bene, sempre e comunque ovunque la tua figura è richiesta. Spessa una microzona, per essere ben gestita, ha bisogno di più colleghi che soddisfano servizi diversi dal proprio.
    Il problema grosso però sorge quando non puoi fidarti dei colleghi di altre agenzie o comunque la collaborazione tra più agenzie è matematicamente sbagliata e disastrosa. Ricordiamoci che, anche se è bello accrescere la propria esperienza per tentativi, in questo settore, se fai il minimo errore, in determite circostanze, ti potresti ritrovare con una montagna di guai.
    Prima di parlare di collaborazione io mi soffermerei di più sul comprendere l’etica che purtroppo sta svanendo in quasi tutte le professioni.
    Io personalmente mi avvalgo di colleghi interni creando di plasmare insieme a loro un unico stile lavorativo, fondato sulla professionalità, sull’etica e sulla grinta. Ovviamente per vivere in questo periodo preciso, i livelli di lavoro e la concentrazione sono elevatissimi da parte di tutti, altrimenti si chiude.
    Spesso è proficuo collaborare anche con colleghi a lunga distanza, ma ammesso e non concesso che vi debba essere una grandissima fiducia, che si può consolidare solo con anni di esperienze insieme, bisogna veder anche il tasso d’incidentalità, nel numero complessivo di transazione, in cui questa collaborazione sia emersa. Del tipo quante volte mi è capitato in un anno di avere richieste per Perugia (Pg) da me che ho un’agenzia a Porto San Giorgio (Fm) nelle Marche?… Forse 1 volta nella vita?
    Ecco perché credo che il mondo della collaborazione sia una tematica molto complessa, sicuramente interessante da sviluppare, ma da non sintetizzare così.
    Dico questo perché penso che il mio pensiero rappresenti sicuramente una grande fetta di professionisti fiduciosi nello spalleggiarsi, ma accorti a non prenderla in quel posto.
    Sicuramente a me rincresce per quella brava gente che ci ha provato con tutte le buone intenzioni ma non ci è riuscita, poiché tra quelli domani potrei esserci anche io, però sono molto contento che la selezione avvenga e sia avvenuta per tutti quegli scorretti e/o incapaci e/o incompetenti e/o sfaticati e/o opportunisti e/o parassiti e/o delinquenti e/o tecnici, avvocati, commercialisti che svolgevano il lavoro abusivamente.
    Cordialmente,

    Alessandro

  2. E se invece il vero problema fosse altrove? Fuori dalla porta dell’agenzia? Come cliente mi sono accorto che oggi gran parte degli agenti immobiliari stanno in ufficio indaffarati dietro ad un Pc, come se gli immobili fossero diventati tutti virtuali, ne consegue che adesso il cliente consulta internet, per vedere chi fa lo sconto o il prezzo migliore a parità di vani. Si è perso il valore del venditore, colui che ti consiglia, che ti fa innamorare della tua nuova casa al di lá del prezzo, che ti risolve e ti assiste in tutte le pratiche e che vuole essere remunerato per quanto è nel suo diritto, e nulla di più. Quel “venditore” non ha bisogno di uno o due uffici, quel venditore ha già tutto il mondo che vuole.

    • Buongiorno Loris, è esattamente ciò che penso. Il problema è l’agenzia nella misura in cui questa incarna l’attività professionale, che invece, come ben evidenzi, inizia fuori dalla porta dell’ufficio. Bisogna ritrovare la via verso il mercato e non attendere che il mercato venga a noi.

    • Leggo questo blog per la prima volta, molto interessante! l’artico è bello e da diversi spunti di riflessione.
      Io, per allacciarmi a quello che dice loris, penso che il vero problema siamo noi agenti immobiliari. Perdiamo di vista ciò che il cliente realemnte desidera!
      Se io ho ben presente cosa cerca un cliente glielo vado a cercare, fuori, con lettere, cartelli e pubbliche relazioni (quindi anche collaborazioni) finchè non ho risolto il problema del cliente! fungo da consulente a 360 grandi…cerco di dare quel valore aggiunto che internet o le riviste non danno…questo anche grazie ad una rete di collaboratori tra profesionisti ed agenti immobilairi anche di altre agenzie.
      Tutto parte dal rispetto del cliente, delle sue esigenze e dal rispetto tra noi agenti immobiliari!
      Saluti
      Giovanni Salerno, Grandi Agenzie Parma

  3. L’idea di collaborare è certamente valida, ed utile. Il problema è che siamo in Italia e siamo individualisti. Ci rifiutiamo di prendere l’autobus perché non accettiamo di dividere il sedile col vicino: saremo in grado di atti di condivisione così forti?

    • Ciao Fausto, ti invito a leggere quest’altro post. Il titolo è eloquente: In Italia non funziona. https://blogimmobiliare.com/2012/03/31/in-italia-non-funziona/

    • Ciao Fausto,
      Non credo che sia un problema di nazionalità, sono agente immobiliare in Francia e posso confermare che la professione anché qui è molto individualista.
      la collaborazione esiste, ma è principalmente destinata a creare legami ed evitare l’isolamento, lo scopo finanziario o commerciale è incidentale.
      Personalmente, rivendico questo individualisma, e penso che questo è ciò che spiega la longevità in questo bellissimo mestiere

  4. agostino guida

    tutto vero …molti agenti immobiliari non capiscono che l’unione tra più agenti o addirittura tra più agenzie permetterebbe di poter lavore di più, ottimizzando tutto dai costi al lavoro.
    questa cosa la dico da anni…….

  5. Sante parole, Andrea. L’aggregazione è l’arma vincente in questo momento di mercato!

  6. Condivido Andrea.
    Stefano Boscarato – Agente in Attività Immobiliare – Treviso

  7. Un pensiero molto profondo che però non capisco bene a casa vuole mirare, alla collaborazione tra agenzie, da parte mia, ad esempio, non è mai mancata privilegiando però i seri professionisti non i ciarlatani. Purtroppo secondo me, che opero in una zona strettamente turistica, il terrorismo mediatico che ogni giorno e ogni sera giornali e TV stanno diffondendo, hanno tolto tutte possibili idee di investimenti anche a coloro che ancora potrebbero farli.
    Cosa possiamo fare per diffondere un (anche se leggero) ottimismo ai nostri potenziali clienti? Vorrei tanto poter ricevere una risposta a questo quesito. M.C.

    • Nel ringraziarla per l’attenzione, provo ad andare oltre al semplice concetto della collaborazione. Oggi è anacronistico vedere decine di agenzie immobiliari che si susseguono lungo i viali cittadini con l’unico fine apparente di moltiplicare le vetrine che pubblicizzano per la maggior parte gli stessi immobili, con un costo ingiustificato di gestione di ciascuna di esse che spesso è limitato a mantenere in vita un’insegna. L’Italia delle province e dei campanili, è l’Italia di migliaia di agenzie immobiliari dove all’interno opera una o due persone con un costo di gestione pro capite che non ha riscontro nei volumi d’affare attuali. Aggregarsi e condividere significa attivare economie di scale, ottimizzare i costi e moltiplicare le collaborazioni già all’interno della propria agenzia. Avere la “propria” agenzia immobiliare oggi non è garanzia di successo ma è soltanto sinonimo di frammentazione, di sfiducia e di assenza di stima verso gli altri professionisti della propria zona. Un messaggio da dare al mercato è proprio questo: io mi fido dell’agente immobiliare mio collega, fidati anche tu di noi!

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