Preferisco una torta in tanti

che una tozzo di pane da solo.

Questo detto non mi appartiene, ma mi è stato insegnato da una persona di certo saggia, e che stimo parecchio per la sua storia professionale. Trasferito alla situazione attuale, ovvero quella che viviamo da oltre cinque anni, racchiude in sé una soluzione al tipo di mercato che l’agente immobiliare deve affrontare.

La contrazione del numero di compravendite, che non accenna a diminuire ma piuttosto lascia presagire altri cali, ha reso il piatto ben più magro. Si è tanto parlato di vacche grasse e fette di mercato da spartirsi, ma adesso le vacche hanno sempre meno latte da spremere e le fette si stanno assottigliando. E’ stato di certo un banchetto a cui negli anni in molti si sono accomodati e hanno preso per loro quello che potevano, aggredendo un mercato dal ventre molle e di facile accesso. Oggi è cosa nota come non sia più così. Eppure, ancora tantissimi sono seduti a questo tavolo lottando per il loro tozzo di pane.

Di certo cambiare professione per chi da anni lavora nel settore immobiliare è cosa ardua, tanto più in un periodo dove il mondo del lavoro non offre grandi opportunità. Sarebbe interessante, allora, riorganizzare la tavola, e fare in modo che la qualità del piatto sopperisca alla quantità. Basterebbe, ad esempio, che si unissero i tavoli così da razionalizzare le risorse.

In molti avranno visto il film “A beautiful mind” con Russell Crowe che racconta la vita di John Nash e il suo modo di contestare la teoria di Adam Smith che esalta il successo del singolo contrapponendo quello che è definito come Equilibrio di Nash dove il successo dei singoli è dato dall’ottenere il miglior risultato possibile per il gruppo.

So bene quanto valga il singolo, e quanto ogni agente immobiliare abbia a cuore la propria indipendenza e individualità, ma continuare a svolgere l’attività da soli non è oggi una strada che possa garantire il successo. Bisognerebbe condividere un risultato e collaborare per il raggiungimento dello stesso.

Collaborazione e condivisione sono concetti che iniziano ad essere noti e diffusi nella categoria, e che da alcuni professionisti attenti vengono diffusi attraverso seminari, convegni e pubblicazioni, ma che sono osteggiati soprattutto da chi dovrebbe avere interesse a farli propri, da chi ha fatto dell’attività professionale un’attività d’impresa, da quegli agenti immobiliari titolari dei propri uffici che si ritrovano giorno dopo giorno ad essere rimasti da soli a difendere con i mezzi disponibili quel tozzo di pane.

La difficoltà di fare squadra, di trovare la giusta coesione, di mettere davanti a tutto il bene comune, ha reso l’agente immobiliare medio vittima dell’indigestione dalla grande abbuffata dei primi anni Duemila. La diffidenza che divide gli operatori del settore e che li fa vivere in perenne competizione, è percepita in maniera netta e distinta dal mercato che, di conseguenza, allontana e rende marginale chi si muove in una zona di sospetti e scarsa trasparenza.

Non ci fidiamo del collega e pretendiamo che i clienti si fidino di noi, pensando che poi il mercato sia capace di fare differenza tra buoni e cattivi, e non sia piuttosto tentato di bollare l’intera categoria come “quelli che se ne può fare a meno”.

Il mors tua vita mea di antica memoria non è di certo un messaggio positivo, perché dopo aver speso grosse quantità di energia a difendere il proprio pezzo di terra ormai arido e improduttivo, non si avranno le risorse per renderlo nuovamente rigoglioso.

Io, per quanto mi riguarda, preferisco sedermi ad un tavolo comune dove ognuno ha lavorato per il proprio e condivide con gli altri un piccolo successo che nella sua somma sarà di certo grande abbastanza da consentire a tutti di stare bene.

A.R.

twitter: @andrearussore

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Pubblicato il 10 giugno 2012, in Post con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. condivido in toto quanto scrivi

  2. Qualche anno fa, forse negli anni 0 come dici c’è stata un esplosione di agenzie e agenti che si sono affiancati a quelli gia esistenti aumentando la competizione. In questo ho notato un gap di professionalità: molti degli agenti con cui ho collaborato sono bravi a convincere sulle trattative ma poi viene fuori che è quasi l’unica cosa di cui si preoccupano nella compravendita, lasciando firmare conratti con clausole non valide, e omettendo altri compiti per cui l’agente viene effettivamente pagato.

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