Una storia italiana

Sarà che io Agosto non l’ho mai apprezzato che mi viene da fare questa riflessione. Davvero ad Agosto il Mondo si ferma e resta lì ad aspettarci?

In tal senso, quanti di noi han detto o si son sentiti dire: se ne riparla a Settembre?

Il mese di Agosto, è quello dello stop totale, delle ferie generalizzate, il mese in cui siamo stati sempre abituati a credere che il mondo si fermasse per farci prender fiato, e per poi farsi riprendere senza che niente fosse cambiato, a settembre lì dove lo avevamo lasciato.

Ritengo il “se ne riparla a Settembre” un’espressione tipicamente italica a cui tutti noi abbiamo abituato orecchio e mente. In fondo bisogna pur riposare.

Quest’anno forse inizia ad essere chiaro come non ci sia più tanto tempo da dedicare all’ozio. La situazione economica e politica impone un’altra riflessione. Dove eravamo mentre gli altri innovavano, investivano e programmavano il futuro? Perché in crisi sono gli Usa e l’Europa e non il BRIC? Perché l’Italia soffre un ritardo enorme rispetto agli altri Paesi? Forse anche perché quando è arrivato il tempo delle ferie, che sia stato mare o montagna, non ci siamo preoccupati più di tanto del futuro? Siamo stati pronti, piuttosto, a difendere l’orticello che ogni famiglia italiana aveva coltivato negli anni del boom, con a corredo le garanzie sociali relative (pensioni, spesa sanitaria, diritto allo studio, lavoro, ecc.).

Non è più quel tempo. Un’intera generazione, quella dei nati tra la metà degli anni ’70 e la metà degli anni ’80, proprio quella che oggi dovrebbe ritagliarsi spazi importanti nella società civile, è ai margini e senza certezze. In Italia oltre il 30% dei giovani non lavora, e molti sono quelli che hanno rinunciato a cercare un’occupazione.

Nel settore immobiliare questi giovani sono spesso quelli che hanno cavalcato la tigre della crescita, spesso senza essere seguiti e guidati adeguatamente, ma solo spinti dall’entusiasmo dei numeri di un boom generoso. Molti altri invece si sono avvicinati e hanno abbandonato il settore per mancanza di attenzione al valore umano.

La scarsa formazione e l’approssimazione stanno facendo pagare il conto a chi non ha pensato che Settembre fosse troppo tardi per cambiare.

Una sensazione trasversale di impotenza e disarmo, in tal senso, investe il settore immobiliare. Chi oggi ha decenni di attività sulle spalle si spinge stancamente verso i risultati minimi che gli consentano di mantenere un sufficiente livello di reddito; chi, invece, con pochi anni di esperienza si trova a dover affrontare un mercato a cui non era preparato taglia le spese (in maniera verticale), disinveste, e agisce in preda al momento. In entrambi i casi, sono gli stessi che dicono “ne riparliamo a Settembre”.

Quanti si sono però posti il problema che settembre potrebbe non esserci?

Ovviamente mi esprimo in termini economici, e non già temporali, in quanto non credo che il Mondo finisca, anzi, credo che il Mondo sia di fronte ad un cambiamento. Come del resto è già accaduto.

La storia è fatta di guerre, innovazioni, eventi tragici quali epidemie e cataclismi,  che hanno dettato i ritmi della vita. Lo scenario in cui viviamo non è niente di diverso da quello a cui poi di solito segue un rinnovamento, dove nulla sarà come prima.

Nel 2005 mi trovavo in Polonia, e al dispetto di quanto potessi immaginare, ho scoperto una realtà viva ed europea, fiera della propria identità ma aperta alla novità, disposta a confrontarsi con la diversità. La caduta del muro di Berlino aveva significato per i Polacchi rinascita e la reazione è stata conseguente. Varsavia non aveva nulla da invidiare a Milano, e da quel momento l’Italia mi è apparsa sempre più piccola.

Il nostro Paese è corroso dalla diffidenza e dalla sfiducia che nutriamo tra di noi e verso l’esterno. Abbiamo paura di soccombere alla novità, di non saperci adeguare. Temiamo il nostro vicino, perché non ci fidiamo delle Istituzioni e della società civile, che tanto civile non ci appare. Allo stesso modo, chi ci osserva vede un Paese diviso.

La categoria degli agenti immobiliari è specchio di questa realtà, e i clienti o gli osservatori vedono un settore che non offre garanzie perché vive nell’emergenza quotidiana.

So che volete andare in ferie. Portate con voi questa riflessione.

Quante attività avete messo in cantiere per riavvicinare i clienti? Quanta opera di fidelizzazione avete in atto? Quanta sinergia avete costruito in questi mesi?

Credo che assegnare un valore a questi quesiti, sia più importante che rispondere a domande come: quanti immobili ho mediato, o quanto ha fatturato.

Nell’aria si respira una grande opportunità per chi vorrà coglierla, quella di approfittare degli stimoli che il mondo esterno ci offre, elaborarli e farli propri. Basta davvero poco per ripartire.

Per il resto ci sarà sempre chi osserverà tutto dal comodo lettino di un bagno estivo.

Andrea Russo

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Pubblicato il 2 agosto 2011, in Post con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Anche per me il mese di agosto è sempre stato un mese strano.
    Forse per la vocazione turistica dell’isola (Sardegna) dove vedi tutti vacanzieri e pochi lavoratori.
    Ho sempre lavorato anche in questo mese, vuoi per il flusso turistico ed anche per gli emigrati di ritorno.
    Però il pensiero è sempre stato uguale al tuo: possibile che il tutto debba essere rimandato a settembre?
    Possibile che in agosto il tutto si fermi?
    Siamo talmente benestanti da permetterci un blocco lavorativo di 30 e più giorni?

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