Crollano i mercati azionari. L’immobiliare se ne avvantaggerà?

Che sia questa la scossa finanziaria che si aspettava per ripompare capitali nell’immobiliare?

Se la fiducia nel mercato finanziario è ai minimi, cos’altro viene da pensare di poter fare se non acquistare immobili?

La Cina per riparare dal rischio di default USA (verosimile o impossibile, staremo a vedere) compra oro a cifre inimmaginabili solo 10 anni fa reinvestendo anche il debito USA.

Noi non siamo la Cina, e i nostri investitori sono sempre stati affascinati e soprattutto educati alla cultura del mattone: che si torni a rivalutare l’investimento immobiliare? Probabile. Del resto è già accaduto altre volte che in corrispondenza di crisi finanziarie si sia ricorsi all’immobilizzazione di capitali (per non andare troppo lontano nel 2001 tra crac della New Economy e Torri Gemelle  lo slancio fu notevole).

La scelta è quasi obbligata, o si rischia di vedere andare in fumo anni di sacrifici con la speranza che il mercato renda con il tempo parte di quanto si sta bruciando sulle piazze azionarie, oppure si cementano i risparmi così da averli sempre lì tangibili, concreti e garantiti nel tempo anche se più o meno lungo.

Volendo essere dietrologisti, se la crisi parte dal crollo del mercato immobiliare, forse dalla ripresa di questo è d’obbligo ripassare. Si parla di crisi strutturale della finanza, di miliardi di esposizione economica e finanziaria che non sono contro-garantiti e che sono il frutto di un debito che mangia debito, dove alla fine i debiti di tutti sono concentrati nella mani di pochi creditori che rischiano di non poterli esigere.

Come si sono contratti questi debiti? Con la corsa al debito e alla ricchezza a prestito, e quindi anche grazie alla leva finanziaria utilizzata per l’acquisto di immobili da parte di tutti i soggetti privati, mentre i soggetti pubblici favorivano e incentivavano questa corrida.

Ridimensionare al ribasso il valore del patrimonio immobiliare ha generato un enorme buco nero dove nessuno garantiva nessuno. Se i prezzi tornassero a salire, in automatico le differenza tra valore e debito si assottiglierebbero, e così il peso dell’esposizione si ridurrebbe forse drasticamente.

La realtà è che siamo davanti ad una situazione difficile: se immaginiamo la Vecchia Europa come gli USA, forse stiamo vivendo la loro “crisi da sub-prime” a distanza di cinque anni, come spesso accade con le cose che importiamo dagli States. Lì nessuno si è preoccupato di porre un rimedio al crollo verticale dei prezzi delle case, forse in Europa siamo ancora in tempo.

La Grecia, che sembra essere la zavorra d’Europa, non paga lo scotto di una crisi immobiliare acutissima? Migliaia di alloggi invenduti ed un’economia debole, hanno generato il panico, e le conseguenti misure messe in atto dalle agenzie di rating.

In Italia ci sono oltre 100’000 alloggi nuovi che languono sul mercato da un paio di anni, e che sono una bomba ad orologeria, per il settore edile e tutto l’indotto, ma che fino ad oggi non è esplosa grazie da una situazione economica delle famiglie italiane virtuosa dettata da anni di risparmi.

Se dovesse continuare la morsa dei mercati azionari, la tentazione di riportare capitali negli investimenti immobiliare potrebbe essere altissima.

Che sia qualcosa di positivo all’interno di un quadro diversamente pessimo?

Forse è ancora troppo presto per dirlo, di certo nei giorni a venire il quadro finanziario mondiale dovrà trovare un assetto, e anche in corrispondenza a questo, sarà più chiara la direzione che si sarà presa.

Andrea Russo

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Pubblicato il 18 luglio 2011, in Post con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Ma in un paese come l’Italia nel quale (dice Istat) abbiamo circa 20 milioni di famiglie e più di 31 milioni di unità abitative, come è possibile pensare che gli appartamenti continuino a crescere di prezzo? E come è possibile pensare di insistere a costruire?

    Se per questo comparto valessero le tanto osannate leggi del mercato, dovremmo vedere palazzoni in vendita al costo delle pietre di cui son fatti; il vero mostro sommerso non è l’invenduto dei palazzinari, quanto piuttosto lo sfitto dei bisighini di quartiere.

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