Cina, continua il boom edilizio (sperando che non scoppi la bolla)

I prezzi delle case in 70 grandi e medie (per gli standard cinesi) città della Cina sono aumentati de 7,8% su base annuale nel dicembre 2009, e dell’ 1,5% in solo un mese. Il dato è fornito dall’Ufficio di Stato delle statistiche e confermato tra il soddisfatto e il preoccupato dall’agenzia ufficiale Xinhua.

I prezzi delle nuove abitazioni crescono ancora più velocemente: «Sono aumentati del 9,1% nello scorso dicembre  in rapporto allo stesso periodo del 2008, e dell’ 1,9% in un mese. I prezzi degli appartamenti “di occasione” in 70 città importanti sono in rialzo del 6,8% in un anno e dell’ 1% in rapporto al mese di novembre». La febbre del cemento non cala in Cina, non l’ha fatta scendere nemmeno la crisi economica, e il governo comunista, che l’ha sostenuta per rilanciare i consumi interni, ha ora l’incubo di una bolla immobiliare di tipo americano.  Intanto però sogna la China Vanke, la più grande società immobiliare cinese, con sede a Shenzhen, che ha annunciato un aumento di vendite del 32,5% ed il raggiungimento di un giro d’affari di 9,3 miliardi di dollari nel 2009.

I metri quadri venduti dalla Vanke sono però aumentati “solo” del 19,1% rispetto al 2008, arrivando a 6,63 milioni. A dicembre la mega-immobiliare aveva incassato 5,5 miliardi di yuan, il 3% in più rispetto allo stesso periodo del 2008, per vendendo il 38,7% di superficie edificata in meno.

I segnali di una bolla finanziaria ci sono tutti, ma la Vanke vola alla borsa di Shanghai ed è in testa alla classifica delle vendite delle società immobiliari pubblicata dall’E-house China R&D Institute. Nei primi 11 mesi del 2009 gli investimenti cinesi nel settore immobiliare sono arrivati a 3.130 miliardi di yuan, con una crescita del 17,8%.

Manca addirittura la terra per costruire e la municipalità di Pechino ha deciso di fornire 6.000 ettari di terreno nel 2010 «Per lottare contro il forte aumento dei prezzi immobiliari».

Peccato che i prezzi siano schizzati alle stelle anche dopo che nel 2009 l’amministrazione della capitale cinese aveva messo a disposizione dei costruttori più di 1300 ettari e che tra il 2007 e il 2008, circa 150 particelle pubbliche siano state vendute all’asta per un valore di 96 miliardi di yuan. Gli obiettivi di crescita urbanistica di Pechino vengono tutti tranquillamente raggiunti e superati.

Lei Lei, il Capo dei Centro per la gestione del territorio di Pechino, spiega che il totale delle offerte dei terreni nel 2009 ha superato l’obiettivo della municipalità   di 1.300 ettari, «Le autorità vogliono mettere sul mercato ancora più  terreni nel 2010. Offriremo almeno 6.000 ettari di terreno nel 2010, dei quali 4.500 ettari per la realizzazione di edifici residenziali».

La mitica pianificazione comunista lascia il passo ad un’urbanistica “annuale”, a richiesta sollecitata dal pubblico, che fa impallidire la fantasiosa pianificazione urbanistica italiana.   Eppure  il municipio di Pechino assicura di far questo (tutto il mondo è paese) per tenere bassi  i prezzi delle case, che salirebbero proprio per l’accaparramento dei terreni da parte dei promotori immobiliari. Peccato che gli agganci di quest’ultimi con le amministrazioni locali e nazionali siano spesso più che evidenti e spesso di tipo familiare.

Ma Lei assicura abbastanza spericolatamente che «L’aumento dell’offerta dei terreni da parte del governo non significa che il numero dei progetti immobiliari crescerà». La realtà è che nel settembre 2009 i prezzi dei nuovi alloggi avevano raggiunto già una media di 18 000 yuan al m2 (2.635 dollari) all’interno della “quarta periferica” di Pechino. Un prezzo proibitivo per un cinese medio, ma le famiglie si stanno indebitando perché la tradizione cinese prevede che i genitori debbano regalare la casa ai loro figli quando si sposano. L’aumento dei prezzi sta facendo svanire i risparmi di intere e parsimoniose vite che non basteranno: le formichine maoiste stanno adottando forzatamente un livello di indebitamento che si pensava appartenesse alle cicale imperialiste americane.

La stessa Xinhua lanciava qualche settimana fa l’allarme: «Il prezzo elevato dell’immobiliare in Cina è insopportabile non solo per i colletti blu, ma anche per i colletti bianchi che, benché abbiano entrate superiori, si ritrovano bloccati davanti alla situazione immobiliare del Paese».

Secondo i risultati di una recente inchiesta, in Cina il 62,27% dei giovani ha bisogno del sostegno finanziario dei loro parenti per pagare la prima rata di acquisto della casa e il 10,67% di questi dipendono totalmente dai genitori. Come accade spesso, anche nella Cina comunista e turbo-capitalista, il tasso di crescita degli stipendi è molto inferiore al balzo verso l’alto del prezzo delle abitazioni. Fortunatamente sta nascendo un mercato degli affitti, ma anche i compagni cinesi sognano la casa di proprietà… e la bolla si gonfia insieme all’urbanizzazione galoppante… Sembra un (brutto) film già visto su altri schermi euro-americani, una replica che evidentemente è funzionale agli alti e bassi di un’economia schizofrenica diventata regola planetaria.

Autore: Umberto Mazzantini

Fonte: Greenreport.it

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=2844

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Pubblicato il 14 gennaio 2010, in Immobiliare, Real Estate con tag , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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