Bernanke: Evitato il peggio, ma la ripresa sarà lenta. Trichet: c’è ancora molto da fare

ROMA (22 agosto) – «La crisi ha avuto un costo umano ed economico enorme. Ma la forte e rapida risposta delle autorità mondiali ha evitato il peggio» dice il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke. Utilizza il passato, e già questo è un segno di ottimismo. Ma poi, davanti alla gremita platea di big di tutto il mondo, economisti, banchieri centrali, grandi operatori del mercato, riuniti a Jackson Hole ospiti della Federal Reserve di Kansas City, si spinge oltre. «Dopo la forte contrazione degli ultimi dodici mesi l’attività economica sembra essere in via di stabilizzazione negli Stati Uniti e a livello globale. E la prospettive per un ritorno alla crescita nel breve termine appaiono buone». La prudenza dei banchieri centrali è proverbiale, e proprio per questo le Borse di tutto il mondo hanno accolto queste parole con vero e proprio entusiasmo. E il petrolio ha toccato i massimi da dieci mesi volando sopra i 74 dollari.

I governi con i loro piani anticrisi, e le banche centrali, con il sostegno ai mercati finanziari per contrastare le strozzature nel credito alle famiglie e imprese, sono stati decisivi in questa partita. Ma miracoli, sembra dire Bernanke, nessuno è in grado di farne. «Inizialmente la ripresa sarà relativamente lenta e il calo della disoccupazione rispetto ai livelli attuali molto elevati, sarà graduale».
Il simposio di banchieri centrali ospiti della Fed si riunisce periodicamente ogni anno. L’anno scorso intorno a questa data la Lheman Brother non era ancora fallita, si guardava con apprensione alla corsa del prezzo del petrolio e forse per non attirare nubi nere nessuno pronunciava la parola recessione. Ieri, nel suo intervento, il presidente della Federal Reserve, ha detto che «rispetto a quando ci siamo visti qui l’anno scorso, il mondo è passato attraverso la peggiore crisi finanziaria dalla Grande Recessione». Che ora ci sono «segnali incoraggianti», come il fatto che «sono in netto calo da gennaio gli aiuti straordinari messi a disposizione dalla Fed per stabilizzare il sistema finanziario». «Il peggio è stato evitato- ha ribadito- ma grandi sfide restano all’orizzonte».

Dal presidente della Banca centrale dell’euro è arrivata la sollecitazione a non abbassare la guardia. Anche la Bce sta registrando segni di miglioramento della situazione, ha detto Jean-Claude Trichet ma «sulla base di segnali positivi qua e là non possiamo ancora dire che siamo vicini al ritorno alla normalità. Sappiamo che abbiamo ancora una enorme mole di lavoro da fare e che dobbiamo essere il più attivi possibile». In questo momento il problema numero uno per la Bce è che le banche non facciano mancare credito all’economia, e che sostengano investimenti e consumi. Senza credito abbondante e a buon mercato, il lento risveglio dell’attività economica sarebbe strozzato sul nascere.

E mentre il presidente della Fed di Saint Louis, James Bullard, parla di «modesti tassi di crescita per l’economia Usa nel terzo e quarto trimestre di quest’anno», il che significa che oltreoceano la ripresa è già partita, economisti di vaglia si interrogano su quanto potrà durare. Martin Feldstein di Harvard è assai meno ottimista: «C’è il serio rischio che tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo possiamo assistere a un nuovo calo». Al summit di Jackson Hole ha partecipato anche Mario Draghi, in qualità di presidente del Financial Stability Board.

Autore: Rossella Lama

Fonte: IlMessaggero.it

http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=21183&sez=HOME_ECONOMIA&npl=&desc_sez=

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Pubblicato il 22 agosto 2009, in Post con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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